Italia, patria del dipende

Guelfi e ghibellini, perennemente divisi gli italiani giudicano per interesse di parte, non per amore del vero. Quello che è giusto quando conviene diventa sbagliato quando colpisce noi.

Una volta per uno, la coerenza evapora come la sportività negli spalti di uno stadio di calcio. I difensori della magistratura strepitano e gridano al “fascismo” (tanto per cambiare) quando arrestano uno dei loro, mentre i garantisti inneggiano al rogo, quando acchiappano uno degli altri. E la legge? La legalità? Dipende. Noi siamo il popolo del “dipende”. Quante sono le leggi ingiuste, insensate, inumane? Si aboliscano, ma non tutti i “combinatori” di matrimoni misti hanno lo stesso spirito umanitario e solidale del sindaco di Riace. C’è chi ci specula, alle spalle di poveri cristi, ecco perché è un reato. Non esultate voi colpevolisti, Salvini non si smentisce mai: non sapete quanto danno possono fare i martiri di un’idea?, non gridate alla dittatura, voi innocenti a giorni alterni. Ma rispettate, tutti, il lavoro dei magistrati e, alla fine la giustizia si imporrà. Almeno, dovrebbe.