Palermo, Ponte e il gioco delle tre carte

Confesso che sono antico. E nella mia antichità sono portato a pensare che chiunque faccia il presidente per conto terzi diventa un impiegato, con poteri, oneri e onori adeguati, ma pur sempre al servizio di chi tiene la cassa.

Una considerazione banale, ma che serve a spazzare ogni illusione di chi ancora ritiene che Antonio Ponte, presidente incaricato del Palermo, rappresenti l’alba di un nuovo giorno. Lo stesso Zamparini l’ha detto in un modo che più chiaro non si può, Ponte è un imprenditore chelo affiancherà. Capire le modalità di questo affiancamento non è gioco che ci stimola interesse. Perché alla fine la cucuzza è sempre la stessa.

Il presupposto di partenza è che nessuno è fesso e non si capisce per quale motivo qualcuno dovrebbe mettere soldi per stare sempre agli ordini di Zampa. E infatti, la nostra supposizione è che con la nomina di Ponte denaro fresco non ne arriverà. Ammesso che accetterà (“non ho ancora deciso”, precisa l’imprenditore), per ammissione dello stesso patron, l’incarico principale sarà quello di trovare investitori o acquirenti. Cosa di cui sinora Zamparini non è stato capace. O forse non ci ha mai veramente provato.

Nelle more di questa infinita telenovela, c’è anche un campionato. Equilibrato e mediocre come si prospettava alla vigilia e lo confermano i risultati e le prestazioni delle cosiddette big in questa prime giornate. Roberto Stellone ha a disposizione un organico competitivo, non una squadra che può uccidere il campionato. Stavolta il tempo non gli manca per ricostruirsi la reputazione e centrare l’obiettivo dal quale non si sottrae, almeno a giudicare dalle sue prime dichiarazioni.

Ciò che preoccupa di più è sempre e soltanto Zampa. Dice che a gennaio ci sarà una rivoluzione come 14 anni fa. Allora Biava, Grosso, i Filippini e Jeda diedero sostanza. Ma nessun dei vari Toni, Corini o Zauli fu messo sul mercato. Per essere chiari: si chiamano rinforzi solo se potenziano la rosa attuale. Altrimenti è il solito gioco delle tre carte a cui siamo abituati.

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