Francia e Italia: un confronto tra le due economie e le manovre sui conti pubblici

Infuria la polemica sulle dichiarazioni del Ministro del Lavoro italiano a proposito del sforamento del deficit. Di Maio ha dichiarato di non sapere perché mai, essendo l’Italia un Paese sovrano, non possa fare come la Francia, e cioè spendere di più, fino a raggiungere il 2,8% di deficit pubblico.

Bastano pochi numeri, fatti non parole, per spiegarlo. Tanto che sui social i dati sul debito pubblico francese in confronto a quello italiano sono circolati copiosamente. Le cifre sono evidenti. La Francia ha uno spread di soli 32 punti, mentre l’Italia di 240 circa. Va anche detto che dal voto del 4 marzo, l’Italia ha uno spread molto meno prevedibile, più volatile, ovvero più “ballerino”. Quello della Francia oltre ad essere molto più basso è anche molto più stabile.

Il debito pubblico francese è pari al 99% del PIL, mentre quello italiano è oltre il 130%. Vero, il debito francese complessivo (ovvero incluso quello di aziende e famiglie, oltre a quello pubblico) è più alto di quello dell’Italia, come ha segnalato Il Sole 24 Ore in un recente articolo. Ma è anche vero che il debito delle aziende produce ricchezza, quello pubblico, specialmente in Italia, non sempre. Anzi, è tarlato da un’inefficienza nei servizi semplicemente mostruosa.
Andiamo alla crescita del PIL. Quella francese è stimata all’1,7% del PIL, mentre quella italiana, non ancora scontata di un’estate semplicemente tremenda a partire dal settore turistico e del commercio, è stimata all’1,1%. Ma appare ottimistica, visti le ultime evoluzioni e l’orribile impatto che avranno Brexit e i dazi di Trump nell’export italiano, che è il solo elemento trainante della crescita italiana (e quasi esclusivamente nel Settentrione).
Basterebbero questi dati per far capire a chi ne abbia veramente voglia, e anche a chi è digiuno completo in economia e finanza, che l’Italia ha cantato come una cicala per troppi decenni. Decenni di progressivo aumento della spesa, spesso improduttiva, se si eccettuano i governi Monti e poi di centrosinistra che sono riusciti a riportare l’economia dal deragliamento a un buon grado di virtuosità. In ogni caso, la Francia, a confronto dell’Italia, appare come una formichina operosa che oggi può permettersi un rilancio dell’economia con uno spazio di manovra ben più largo di quello disponibile all’Italia. [Leggi tutto]