Orlando – De Luca, week end all’insegna delle dimissioni

La parola della settimana, che riecheggia nelle stanze del potere dei Comuni siciliani, è dimissioni. Sostantivo di cui non s’è mai fatto abuso e chi l’ha usato sapeva di non avere scelta. Ma stavolta il condimento alla siciliana rende più gustosa la pietanza di questi giorni. Da Messina a Palermo la ricetta è diversa perché diversi sono i protagonisti. Cateno De Luca le ha già scritte le sue dimissioni e le sventola agitando metaforicamente la mano per richiamare l’attenzione di un Consiglio Comunale che non garantisce sostegno, come ultimo atto prima di una resa che il sindaco di Messina vorrebbe trasformare in un atto d’accusa. Leoluca Orlando la parola orribile non l’ha mai neanche pronunciata, sono gli altri che da svariate parti gli chiedono le dimissioni. E ora anche a gran voce, dopo la bocciatura dei revisori dei conti del bilancio consuntivo 2017. La risposta del sindaco di Palermo è stata serafica: “Rilievi che già conoscevamo, ci stiamo lavorando”.
Al contrario di Messina dove lo scenario lascia poche alternative (o De Luca trova i numeri per governare e che le urne non gli hanno garantito o le dimissioni saranno irrevocabili), a Palermo di chiaro c’è solo che non esiste una exit strategy. Tutti sanno che la caduta di Orlando sarebbe un fatto epocale, ma nessuno è davvero intenzionato a staccare la spina. Forse un paio ci sarebbero anche (Sabrina Figuccia e Fabrizio Ferrandelli, di sicuro), ma niente di più. Il problema è che il danno è stato fatto e porvi rimedio in un tempo così breve non sarà affatto facile. Se Orlando dovesse cadere non sarà per volontà dei partiti bensì per errori amministrativi. Ma la certezza è che la parola dimissioni non gliela sentirete mai pronunciare riferita a se stesso.