Dieci giorni per scoprire il Palermo di Stellone

L’esonero di Tedino rivela due verità. La prima è che il Palermo ha completamente buttato via il precampionato, compreso quel lavoro preparatorio che, del resto, lo stesso allenatore aveva parzialmente rinnegato modificando in corsa l’aspetto difensivo. La seconda – e ben più importante – è che Zamparini deve essersi fidato, senza fare tanti capricci, di qualche buon consiglio, chissà se arrivato dalle stanze di via del Fante o da luoghi più riservati. Perché di accollarsi senza possibilità di recesso lo stipendio di Stellone per un altro anno non ne aveva alcuna voglia, sia per motivi economici che personali.

Se c’è una cosa che il vecchio Zampa non sopporta è sentirsi ignorato dai suoi dipendenti. E molti sostengono che sulle spalle di Stellone pesi lo sgarbo compiuto alla vigilia della partita d’andata dei play off contro il Venezia, quando il tecnico “dimenticò” lo smartphone a casa ignorando di fatto i consigli del padroncino.

Per richiamare Stellone e chiudere in un cassetto quell’episodio deve aver pesato l’autorevolezza di un consigliori a cui prestare massima attenzione. Il primo indiziato è Rino Foschi che già questa estate avrebbe preferito altre soluzioni tecniche, almeno stando a chi ha con il direttore sportivo una frequenza quotidiana. Ma non è detto che il suggerimento non possa essere arrivato da altri ed egualmente ascoltati amici fidati, almeno ufficialmente più defilati e anche più difficili da individuare. Tanto Zamparini che licenzia un allenatore non è fatto irrituale e non costringe a ulteriori indagini. Ma c’è una sostanziale differenza: se la miccia l’ha accesa Foschi, non ha fatto altro che rispondere ad una sua mansione che è quella di compiere scelte strategiche di stampo tecnico. Ma se l’esonero è maturato in luoghi lontani da Palermo non c’è da stare allegri, significa che i legami che hanno fatto sprofondare il Palermo nelle ultime tre stagioni sono ancor ben strutturati. E questa non è una bella notizia.

Intanto il Palermo riparte da Stellone che stavolta avrà più tempo dello scorso anno per dare un’anima a questa squadra. Lo scorso anno quasi ci riuscì, lo tradì una condizione fisica precaria e Coronado che sbagliò il rigore che non avrebbe mai dovuto sbagliare. I prossimi 10 giorni gli saranno utili per valutare il recupero di quei giocatori che già pochi mesi fa ritenne fondamentali e che quest’anno non hanno mai giocato, leggasi Rispoli, Struna e Chochev. Dovrà provare a ricostruire il rapporto con Nestorovski a cui, a ragione, preferì costantemente La Gumina. Con Puscas ancora in cerca della sua dimensione, non corra il rischio di accantonare il capitano, specie se sceglierà di giocare con una sola punta.

L’altra missione di Stellone sarà sciogliere al più presto il nodo tattico, capire se questa rosa gli consentirà di utilizzare il modulo preferito, cioè il classico 4-4-2. A naso, specie per la tipologia degli esterni e dei difensori centrali, è facile che debba rinunciare alla ricetta di casa e sfruttare al massimo la coppia Falletti – Trajkovski a supporto di un attaccante. Cioè praticamente ripartire da dove si è fermato Tedino. Almeno dagli stessi uomini, perché non è escluso che a ranghi compatti non spunti fuori il 4-3-2-1 che metterebbe a posto molte magagne tattiche. Si tratta del celebre albero di natale che assicura equilibrio difensivo e capacità offensive in linea con il materiale a disposizione.

Se invece vorrà giocare d’azzardo e restare fedele ai suoi principi si ritroverà qualche nome eccellente accomodato in panchina e la gestione a lungo termine di qualche esubero. I prossimi giorni saranno fondamentali per comprendere anche la disponibilità della squadra a seguire un nuovo percorso tattico. La certezza è che chi non saprà adeguarsi (e con entusiasmo) alla nuova realtà potrà cominciare a preparare il trolley.

In ogni caso era giusto l’esonero di oggi ed era giusto concedere una nuova opportunità a Stellone. Inutile ribadire ancora la dissennatezza del ripescaggio di Tedino in estate, l’incoerenza è il peccato minore che può essere imputato oggi a Zamparini. Palermo dovrà sopportare un comandante che non tollera più, ma l’ammutinamento non è pratica prevista. Quindi, ciascuno con la saliva che ha si prepari a inghiottire l’ennesimo macigno e provi a digerirlo in fretta. Il tempo per recuperare non manca e adesso non c’è più l’alibi di un allenatore non adeguato all’impresa. I valori di questo campionato non sono molto diversi da quello scorso e questo Palermo ha il potenziale per recuperare. A patto che cominci a correre e non più a passeggiare come ha fatto in tutte le partite meno una.

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