Turano, assessore Attività produttive Regione Sicilia: “Uscire dalla gestione delle emergenze e avere una visione strategica dello sviluppo”

Tempo di bilanci per il Governo Regionale: l’on. Mimmo Turano, Assessore alle attività Produttive, rappresenta le azioni fin qui messe in campo in quello che è possibile definire il cuore pulsante dell’economia siciliana e delinea gli obiettivi di medio-lungo periodo. E-commerce, zone economiche speciali, azione sinergica tra i vari assessorati per puntare sul “brand Sicilia”, sono alcune delle iniziative propedeutiche al rilancio dell’isola. Ma il punto fondamentale, come da lui sottolineato, è “una visione strategica dello sviluppo” che sappia cogliere le esigenze di mercato degli imprenditori, supportandoli economicamente, nelle esportazioni dei loro prodotti. Il suo punto di vista anche su liberismo e liberalismo, per ripristinare un corretto equilibrio tra le esigenze di mercato e i diritti delle persone.

A circa dieci mesi dall’insediamento del governo regionale, è possibile stilare un primo bilancio sulle azioni messe in campo. Si ritiene soddisfatto nel complesso, sul lavoro fin qui svolto o il motto “diventerà bellissima” è ancora una chimera?

Le chimere, le illusioni e le promesse le lascerei ai populisti. Noi siamo consapevoli di non avere nessuna bacchetta magica e che gli obiettivi di risanamento e di rilancio di questa terra si raggiungono solamente con duro lavoro e intelligenza. In questi dieci mesi ci siamo occupati di recuperare il tanto tempo perduto nella scorsa legislatura e di ridare fiducia ad una struttura che, se funziona bene, può determinare la crescita economica della Sicilia. Nel concreto stiamo affrontando la sfida titanica della spesa dei fondi comunitari per dare più risposte possibili ed in breve tempo alle imprese siciliane. E nonostante la struttura sia quasi totalmente assorbita dal lavoro sulla spesa comunitaria, abbiamo trovato il tempo per alcuni piccoli-grandi interventi per le imprese, i commercianti e i consumatori: penso al riordino dei Suap (gli sportelli unici per le attività produttive, ndr), al progetto di istallazione delle colonnine elettriche per il mercato green nei parcheggi dei centri commerciali, alla realizzazione dell’anagrafe dei distributori di carburante e agli interventi nel settore della panificazione per regolare le chiusure e proteggere il pane siciliano dalla pubblicità ingannevole. Abbiamo anche avviato la riconversione del polo industriale di Gela e dato sostegno concreto a stabilimenti all’avanguardia come quello della ST Microelectronics a Catania. C’è poi una cosa di cui vado particolarmente orgoglioso e che nasce dalla convinzione che dobbiamo maggiore attenzione all’e-commerce: il portale Sicilia sul sito di Amazon. Grazie ad una manifestazione pubblica d’interesse a cui ha prontamente risposto Amazon, oggi tante aziende siciliane possono vendere in tutto il mondo le nostre eccellenze, dal vino al cioccolato, dalle ceramiche ai gioielli.

Le attività che afferiscono al suo Assessorato, dall’artigianato al commercio, dallo sviluppo industriale all’innovazione, rappresentano il cuore pulsante dell’economia siciliana. Quali sono le strategie in cantiere o già realizzate per ridare ossigeno a settori dilaniati dalla crisi e spesso abbandonati, nel comune sentire, dalla politica?

Per la Sicilia è fondamentale uscire dalla gestione delle emergenze e di cominciare ad avere una visione strategica dello sviluppo. In quest’ottica mi sto occupando di avere un quadro completo dell’esistente nei vari settori di competenza dell’assessorato alle Attività produttive per poi provare a puntare tutto sulla competitività. In questi mesi, con una apposita cabina di regia voluta dal Presidente Musumeci, stiamo lavorando alla predisposizione del Piano di sviluppo strategico propedeutico all’istituzione delle Zone economiche speciali. Le Zes rappresentano una straordinaria opportunità per attrarre investimenti e nuovi insediamenti industriali e rendere la Sicilia più competitiva sui mercati internazionali. Ma questo non basta, dobbiamo premere l’acceleratore sull’internazionalizzazione in favore delle piccole e medie imprese. La Regione finora sosteneva soltanto le imprese che partecipavano alle fiere più importanti in giro per il Mondo. Adesso vogliamo cambiare sistema: chiediamo agli imprenditori qual è il mercato internazionale che vogliono “aggredire” e noi compartecipiamo, per l’80% della cifra totale (fino a 200mila euro per le imprese associate, ndr), al raggiungimento dell’obiettivo: ad esempio aiutandoli ad aprire un ufficio nel luogo in cui hanno voglia di andare, oppure nella logistica, nell’esportazione del prodotto. Per attuare strategie vincenti però sono indispensabili altre due cose: una vera sburocratizzazione e una svolta digitale coerente con gli obiettivi posti dall’Agenda Digitale Europea e dall’Agenda Digitale Italiana nel quadro strategico “Europa 2020”. L’obiettivo è quello di utilizzare il digitale per lo sviluppo e la trasformazione economica e sociale, ponendo al centro delle azioni i cittadini e le imprese.

In una regione che presenta livelli di disoccupazione allarmanti e che assiste inerme alla fuga di tanti giovani in cerca di un futuro lavorativo più certo e dignitoso, quali azioni ha nel cassetto nel breve periodo per contrastare questa triste realtà.

La grande falla politica di questi anni è stata l’assenza di un piano per il riequilibrio generazionale.  Ecco perché credo che la sfida per l’Italia e la Sicilia non si possa limitare agli ‘aiutini’ occasionali ma ad un grande cambiamento culturale soprattutto nel mondo dell’impresa. Le imprese – ma penso anche tutta la società italiana – senza ricambio di esperienze e di talenti appassiscono. Per quanto mi riguarda mi piacerebbe sinceramente dare una mano a tutti quei giovani siciliani che vogliono mettersi in gioco facendo impresa. Nell’ultima sessione di bilancio il Parlamento regionale ha approvato la fusione tra Crias e Ircac che porterà alla nascita dell’Istituto regionale per il credito agevolato. È un passaggio che ho fortemente sostenuto perché il nostro sistema del credito agevolato è vecchio sessant’anni e credo che una dei primi compiti del nuovo istituto di credito sia proprio quello di pensare alle nuove generazioni dei giovani imprenditori.

Una cabina di regia tra attività produttive, turismo e beni culturali, potrebbe creare una rete virtuosa che faccia da volano all’economia siciliana. Quanti progetti vanno su questa lunghezza d’onda?

Siamo chiamati a sfruttare tutte le possibilità di sviluppo: da quelle offerte dall’agricoltura e dalla pesca  a quelle del manifatturiero fino ad arrivare al terziario. Per uno sviluppo compiuto è fondamentale agganciare ed integrare questi settori al trend positivo del turismo e dei beni culturali. Da questo punto di vista è importante giocare sul ‘brand Sicilia’ perché abbiamo compreso che ‘vendere’ la Sicilia è più facile che vendere i singoli prodotti. L’iniziativa che abbiamo intrapreso sull’e-commerce va indubbiamente in questo senso.

Può chiarire la sua posizione sul tema delle aperture domenicali su cui il governo nazionale si è espresso nei giorni scorsi ?

Io sono per tornare alla situazione precedente al 2011 quando il decreto Monti liberalizzò il settore. Prima del 2011 la Regione aveva il compito di stabilire il numero delle domeniche aperte, nella definizione dei calendari, si teneva conto anche delle località turistiche. Non si tratta di una presa di posizione ideologica ma confortata dai dati: la liberalizzazione non ha comportato quel generale aumento della produttività, dei fatturati e della competitività delle imprese sperato. Anzi, negli anni successivi all’entrata in vigore della liberalizzazione si sono registrate chiusure di piccole e medie imprese commerciali, mentre c’è stato un spostamento delle quote di mercato dagli esercizi commerciali minori agli esercizi della grande distribuzione; si è determinata una diversa modulazione della spesa delle famiglie, concentrata nei week-end in cui la grande distribuzione, a differenza delle altre tipologie di esercizi commerciali, è in grado di sostenere i maggiori costi derivanti dalle aperture domenicali continuative, ma con turni di lavoro assurdi per il personale dipendente. È una questione che va affrontata nella sua complessità ma è chiaro è necessario ritrovare un equilibrio corretto tra le esigenze del libero mercato e i diritti delle persone, da quello del riposo a quello ad orari e retribuzioni dignitose.

Un quesito meramente politico: cosa farà l’UDC in vista delle europee di maggio 2019?

Io non sono preoccupato per cosa farà l’Udc alle elezioni europee, io sono preoccupato per l’Europa. Mi sembra più che evidente che l’Unione Europea sia sotto attacco: da un lato l’America di Trump, dall’altra la Russia di Putin cercano di eliminare dalla scena politica l’Europa con la collaborazione dei sovranisti del vecchio continente. Io credo che i moderati non possano accettare di veder spazzato via quel miracolo europeo che ci ha garantito settant’anni di pace, progresso e prosperità e quindi è assolutamente necessario aggregare il mondo del buon senso intorno a una proposta popolare. Ed è chiaro che l’Udc e Forza Italia debbano essere protagonisti di questa nuova aggregazione capace di battere le scellerate politiche di populisti e sovranisti.

 

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