Vogliamo una Favorita senza violenza e prostituzione

La Favorita, incuria e mancanza di sicurezza. Un parco di oltre 400 ettari, quindi più grande del Central Park di New York e di Hyde Park a Londra, gestito da questa amministrazione comunale come fosse poco più di una villetta

Nei desideri di Orlando la Favorita avrebbe dovuto essere la nuova suggestione per Palermo, un altro simbolo del cambiamento della città, come lo fu la riapertura del Teatro Massimo, come lo Spasimo del secondo decennio degli anni 2000 e quel Cassaro reinventato che rivoluzionò i costumi della movida. Ci ha provato a chiudere i varchi alle automobili, convinto che l’unica vera rivoluzione sarebbe stata la creazione di un parco urbano sul modello del Central Park, un’area verde senza auto e da vivere ad ogni ora del giorno.
Ci ha provato per un’intera sindacatura con esiti non proprio incoraggianti: bastava la limitazione al traffico nei week end (peraltro non estivi) per attirarsi le curnutiate della maggior parte dei palermitani. Non che l’idea in sé fosse follia, ma quel parco urbano che sarebbe tra i più suggestivi in Italia non è proprio possibile realizzarlo. Il motivo: il destino della Favorita è legato a doppio filo con Mondello, terminale inevitabile del percorso d’andata verso quella borgata marinara che da diversi decenni non è più l’appendice estiva della città ma una consistente parte di essa per 12 mesi l’anno.
Impossibile chiudere la Favorita e costringere chi vive (principalmente) a Mondello a percorsi alternativi improponibili. Ma se chiuderla non si può, sarebbe legittimo attendersi un progetto di utilizzo meno approssimativo. Ancora oggi, da un versante e dall’altro, è scenario di quell’indecenza del commercio sessuale che il tempo ha soltanto incrementato; ancora oggi sicurezza zero e lo testimonia il tentativo di violenza sessuale ai danni di una donna che faceva jogging in pieno giorno; ancora oggi la Favorita è curata come o poco più di una villetta, nonostante la sua estensione di 400 ettari sia superiore a quella del londinese Hide Park, della romana Villa Pamphilj e anche di quel Central Park a cui era ispirato il progetto di parco con la città intorno.
Non bastano le piste ciclabili a renderlo fruibile al di là di quello che continua ad essere, cioè lo snodo stradale privilegiato per raggiungere Mondello. Ma niente può giustificare l’incuria e la mancanza di sicurezza, responsabilità che coinvolgono in prima battuta l’apparato del Comune ma che, per la parte di competenza, devono essere estese alle forze dell’ordine. Perché violenza e prostituzione non si fermano con la paletta dei vigili urbani.

A tinte forti, Parco delle Madonie

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