Il colore sotto la maglia

Chiamateli oriundi, naturalizzati, nuovi italiani, come volete. In ogni caso, fanno discutere. Nello sport come e forse di più che nella vita quotidiana.

Mario Balotelli
Mario Balotelli

Certamente, sono tre cose diverse: gli oriundi sono stranieri con ascendenze italiane divenuti cittadini del nostro paese; i naturalizzati lo sono divenuti dopo un periodo di residenza in Italia o, nello sport, di militanza in uno dei nostri campionati; gli ultimi sono italiani a tutti gli effetti ma di ascendenze esotiche: un Balotelli, per dire.
Le nostre nazionali ne vantano un impiego sempre maggiore, per diritto, per scelta o per necessità.

Il calcio, per esempio, cominciò a schierare gli oriundi negli anni ’30 e con loro vinse due mondiali; nel 2006 c’era Camoranesi che, di italiano aveva soltanto il cognome, ma una fisionomia da indio della pampa. Seguirono i vari Esercizi, Vazquez e Jorginho. Con grandi polemiche: perché non convocare i nostri. Persino su Balotelli c’è chi storce il naso, perché è nero, ovviamente. Polemiche che segnano l’enorme distanza culturale tra l’Italia e molti paesi europei dove i figli di immigrati, ormai cittadini, sono il nerbo delle rapprentative di sport individuali o di squadra.

Poi c’è il rugby, in fase di riflusso nel gradimento del grande pubblico di profani, dopo l’exploit del primo decennio del secolo con l’ingresso del VI Nazioni. Le mode sono così, specie quando le federazioni non sanno investire il grande successo per radicare una passione e allargare la platea dei praticanti. Ma questo è un altro discorso. La nostra Nazionale è tuttora un’infarcita di argentini, neozelandesi, isolani.

Ora la moda è la pallavolo, resa popolare dai successi degli azzurri ai mondiali. I due giocatori simbolo della nazionale sono Zaytsev e Juantorena, un bulgaro e un cubano italiani a tutti gli effetti. Anche perché hanno scelto di esserlo e, per me, è la cosa che conta di più.

Comunque, nessuno si pone il problema. Il fatto è proprio questo: oriundi, naturalizzati, nuovi italiani fanno discutere, fanno emergere la grettezza di certi pseudo tifosi che con lo sport non hanno nulla a che vedere soltanto se e quando si perde. Se si vince va tutto ok.
Il risultato prima di tutto e sul carro del vincitore c’è sempre spazio. In questo gli italiani non cambiano mai.