Orlando non sa fare gol: schiaffi a Conte e baci a Zamparini…

Personalmente, se qualcuno mi sta sulle balle, preferisco incontrarlo e dirglielo guardandolo negli occhi. La speranza (l’illusione?) è che si possa cambiare idea. La certezza è che, come dice l’esperto del cuore, per prevenire l’ipertensione è meglio evitare la rabbia che cova. Meglio il confronto, meglio parlare, sfogarsi, ascoltare. E dopo magari mandarlo lì dove merita, con serenità, senza astio, con consapevolezza.

Leoluca Orlando non la pensa come me, ha schivato il premier Giuseppe Conte, ignorando il protocollo istituzionale e poco importa se il Presidente del Consiglio a Brancaccio abbia detto verità o bugia (la seconda che ho detto, a parere dell’Anci nazionale). Leoluca Orlando ci ha fatto sapere – e con i fatti – che delle forme se ne frega e che incontra chi ritiene opportuno. O meglio, chi ha a cura gli interessi della sua comunità.

Pianta in asso Conte, ma riceve Zamparini. E allora non ci capisco più niente. Sul piano delle (presunte) bugie il patron rosanero sta un pezzo avanti, politicamente inutile cercare affinità elettive e che il vecchio sor Maurizio faccia gli interessi della comunità calcistica palermitana è assai discutibile e non da ora.

L’incontro disputato sul campo quasi neutro della Gesap – leggasi aeroporto di Punta Raisi – ha avuto del surreale, almeno a leggere le dichiarazioni rilasciate separatamente dalle parti. Da un lato c’è un presidente che spiega al sindaco i suoi programmi molto futuri. E lo fa alla sua maniera, indossando l’abito con le paillettes preso a nolo, perché la realtà di quel giorno racconta una storia di difficoltà finanziarie, tra fideiussione trovata in zona Cesarini e ingaggi dei giocatori spalmati, come ormai da tradizione, sulle annualità seguenti. Qual è stato invece l’argomento del giorno? L’imminente sbarco di una cordata americana e la necessità di costruire un nuovo stadio, perché senza esso caro sindaco, chi vuole che investa soldi sul Palermo?

Un nuovo stadio? E perché no, sarebbe stata la risposta “noi siamo sempre interessati ad impianti sportivi adeguati e all’avanguardia”. Frase da mettere tra virgolette perché attraverso essa vorremmo rassicurare coloro i quali attendono notizie del palazzetto dello sport o della piscina comunale. Amici sportivi, il Comune è interessato ad impianti sportivi adeguati. E non è uno scherzo.

Si può comprendere che l’incontro magari sarà stato fugace (tanto da farlo in aeroporto) e a favore di fotografi, ma qualcosa di più sulla famosa cordata americana che ora c’è ora non c’è, non sarebbe stato lecito chiedere? E qualche chiarimento su questo nuovo stadio su cui, anni addietro, gli stessi protagonisti ebbero più di un dissapore? La sensazione è che non ci sia niente di non detto, nessun segreto e nessuna omissione. Resterebbe quindi sul piatto questo copione da avanspettacolo. Uno parla di stadio nuovo e ancora non si capisce il vincolo che pone, visto che la stragrande maggioranza di società italiane non ne possiede uno e il Palermo non è la Juve. C’è il fondato sospetto che abbia più interesse alla costruzione dell’impianto che al destino della squadra, annuncia da anni che il suo tempo a Palermo è finito, ma scoraggia qualsiasi trattativa che lo estrometta del tutto dal ponte di comando. E l’altro che dimentica di chiedere qualche notizia in più sul presente e sul futuro del Palermo, cosa che il ruolo istituzionale gli consentirebbe perché la squadra di calcio ha sì una proprietà materiale ed è di Zamparini ma ne ha un’altra sociale ed è della città che il sindaco rappresenta. E che si limita ad esprimere consenso verso un nuovo impianto del quale ad oggi non si sa nulla, neanche dove dovrebbe sorgere.

Il fiuto di Orlando, di cui prima non era lecito dubitare e la storia lo dimostra, forse non è più quello d’un tempo? Scansa Conte che avrebbe potuto sbugiardare davanti ad una platea favorevole e incontra Zamparini accettandone banalmente i quarti di verità? Due partite giocate e nessun gol all’attivo. Per la prima, addirittura, sono arrivati i fischi di Brancaccio, per la seconda si auguri che i famosi imprenditori iuessei abbiano un volto reale. Perché il ricordo dei turbanti di qualche anno fa è ancora vivo e nessuno è disposto a perdonare l’ennesima presa per i fondelli.

A tinte forti, Parco delle Madonie

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