Le venti promesse mancate del governo Legastella

Quelli che “Alfano si deve dimettere subito perché chi guida la sicurezza non può essere inquisito”. Infatti ora ce ne hanno uno plurinquisito ma anche condannato che si sospetta ricicli soldi all’estero per sfuggire ai sequestri della magistratura.

Ed allora il governo? Ecco i venti annunci propagandistici, promesse mancate del governo Legastella. Sono venti motivi per un’opposizione più unita che assicuri, innanzitutto, la democrazia in Italia. Anche perché, alcune di queste promesse elettorali, come quelle sui vaccini e l’Ilva, erano talmente negative da essere bocciate dalla realtà del Paese e dall’opposizione.

Uno. Taglio delle accise sulla benzina. Chi le ha viste? Due. Rimpatrio immediato emigranti? Tempo previsto 80 anni. Tre. Flat tax? Solo per gli utili di impresa come era prima. Quattro. Abolizione della Legge Fornero? Quota cento a 64 anni con ricalcolo contributivo come l’attuale Ape volontaria, togliendo l’Ape social per i lavori usuranti, bella conquista. Cinque. Abolizione del “Jobs Act”? Riconferma dell’istituto per le nuove assunzioni come da decreto dignità. Sei. Reintroduzione art. 18 per le nuove assunzioni? Col piffero.
Sette. Abolizione delle moderne forme di schiavitù come i voucher? Reintrodotti ad libitum nel turismo ed in agricoltura. Otto. Taglio degli stipendi ai parlamentari? Non se ne parla più. Nove. Risparmi di 30 miliardi da spending review? Chi li ha visti?
Dieci. Giardini e parchi ecologici al posto dell’Ilva a Taranto? Chiedetelo a chi ci aveva creduto. Undici. Reddito di cittadinanza? Al massimo un Rei esteso come da proposta Pd. Dodici. No vax e libertà vaccinale magari da contagio modello Taverna? Autocertificazione solo in Veneto a stretto controllo di veridicità. [ Leggi tutto ]