Se dici minchia dici Palermo

C’è una cosa che è più volgare della stessa volgarità ed è l’ipocrisia. Ancor più della bugia essa contiene la mistificazione, odierno peccato mortale in una società di creduloni spesso ostaggi di fake e similari. Oggi l’insurrezione per la luminaria con la parola MINCHIA (in carattere maiuscolo) che campeggia in via Alloro a Palermo, è la prova provata che di ipocriti è piena la città e ancora di più il web. Vero è che in rete per qualche like in più c’è gente che ucciderebbe il compagno di banco, l’amica del cuore e l’ideale di sempre, ma francamente tutto questo scandalo dove sta?

Minchia è una parola ormai di uso comune persino al di là dello Stretto, meno odiosa di pirla perché depurata da ogni carico offensivo, assai ma assai assai meno eversiva di terrone (anche priva del suo complemento di modo “di merda”), presente nell’intercalare di giovani e adulti senza distinzione di sesso, censo e religione. Donne in tailleur e scolari delle elementari parimenti la usano senza vergogna e fuori dalle aule istituzionali probabilmente anche quei politici che oggi aizzano la folla con troppo scontati dagli all’untore.

La luminaria MINCHIA pare rientri nel carnet di Manifesta. Lungi da noi difendere l’indifendibile, già in passato abbiamo detto la nostra sull’essenza di questa manifestazione (chiamarla evento proprio non ci riesce), ma stavolta non si tratta della iperstupida provocazione del sesso con le piante, la video installazione ospitata per qualche tempo all’Orto Botanico. In quel caso la banalità era ben sopra i livelli di guardia, una provocazione che non sapeva essere provocante e quindi restava fine a se stessa.

Stavolta invece ci hanno azzeccato. Quella luminaria in quel vicolo ha un senso, è un corpo a corpo contestualizzato, uno sbeffeggiamento in stile Monicelli (con tanti rimandi alla supercazzola) non solo verso il rito delle luminarie tanto care alla parte un po’ cianè di Palermo, ma anche diretto a quelle usanze da feste di quartiere – religiose e non – delle cui contaminazioni spesso s’è parlato a proposito di discutibili inchini.

La luminaria e la parola minchia fanno parte della nostra essenza sociale, riderne non ha controindicazioni. Se dici minchia dici Palermo. Chi non ne capisce lo spirito per una volta pagherà pegno e si potrà sfogare secondo il consueto schema sdegno/indignazione/condivisione tanto caro agli amici dei social. Gridare allo scandalo per l’intera Manifesta avrebbe un senso, per la luminaria che ne è minima (e si presuppone poco costosa) parte è solo mera ricerca dell’applauso facile. Che non ci piace, proprio perché pregna di ipocrisia. C’è ben altro per cui attaccare Orlando, non si riduca tutto ad una questione di bottega. Non è arte, è vero. Ma solo una semplice, innocente e a suo modo geniale minchiata dal vago sapore futurista. Una luminosissima minchiata e niente altro.

Ps – a me le luminarie mi fanno impazzire. L’ho detto.

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