La scomparsa di Liotta: ecco cosa scrisse a Prodi dopo averlo tradito

La scomparsa di Silvio Liotta ci riporta ad una pagina di confine tra Prima e Seconda Repubblica. L’ex segretario generale dell’Assemblea Regionale determinò con il suo voto la caduta del primo governo Prodi e il fallimento del centrosinistra che, come molto spesso è accaduto nella storia, trovò proprio al suo interno il nemico inaspettato.

Beninteso, inaspettato sino ad un centro punto, perché Liotta con il centrosinistra nella sua lunga vita a contatto con la politica non ci ha avuto mai niente a che fare. Si trovava lì quasi per caso, l’uomo sbagliato nel momento sbagliato, almeno visto dall’angolo di Prodi. Per l’altro lato del ring fu invece colui il quale agevolò la resurrezione di Berlusconi e compagnia bella.

Quell’episodio determinò, se vogliamo, il più assurdo dei paradossi. Liotta, burocrate di razza, di quelle stirpe che la politica la sapeva condizionare dalla sua poltrona senza mai contaminarsi con un mondo che probabilmente neanche stimava, all’inizio degli anni ’90 cedette alla tentazione di cambiare vita.

Scelse Forza Italia per entrare in Parlamento senza neanche sforzarsi di cercare i consensi necessari, perché quella era la stagione che consentiva di conquistare un seggio soltanto accettando la candidatura tanto era schiacciante la supremazia dei berluscones in Sicilia.

A conferma di una sua certa allergia alle dinamiche della politica attiva, in Forza Italia durò lo spazio d’un mattino. Preferì seguire Lamberto Dini per questioni di affinità elettive. Quale fu il paradosso? Il burocrate che lavorava all’ombra delle stanze del potere siciliano, divenne uomo copertina della politica di quel tempo portandosi per sempre il marchio di voltagabbana. Pensate che Dini, dopo il famoso no a Prodi, sportivamente lo espulse. Poteva fregargliene di meno? Ovviamente no.

Alla notizia della sua scomparsa qualcuno dei suoi vecchi amici della forse troppo osannata stagione dell’Ars ha provato a difenderne la memoria, esaltandone le virtù di super burocrate, uomo delle istituzioni al di sopra delle parti. Non si fa fatica a crederlo, almeno sino al momento del suo sì a Berlusconi. Poi una parte l’ha presa, anzi due, per non dire tre visto che successivamente aderì anche all’Udc. Ingeneroso ricordarlo per lo scherzetto a Prodi? Forse. Probabilmente sarebbe più giusto tramandare il biglietto che fece pervenire al sor Romano dopo le dimissioni del suo governo. C’era scritto: “L’ho fatta cadere in Italia per farla risorgere in Europa”. E infatti Prodi divenne presidente della Commissione Europea. Perché Liotta la politica la conosceva bene e da buon siciliano non s’è mai fatto mancare il gusto della battuta. Meglio ancora se perfida al punto giusto.

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