E ora chi restituisce 50 milioni di euro al Palermo?

Il ripescaggio del Palermo in serie A è il più evidente caso di fenomeno di distrazione di massa, buono solo a coprire le responsabilità di chi non ha saputo costruire e calibrare una squadra che contempli le ragioni del bilancio con quelle delle ambizioni sportive. Risultato: un monte ingaggi sproporzionato – peraltro per giocatori non determinanti sotto il profilo tecnico – e neanche la certezza di essere competitivi.

Parlare ancora di serie A canalizza “l’odio” di una città sul versante delle istituzioni sportive facendo allentare la presa nei confronti del principale responsabile del fallimento sportivo degli ultimi anni: nome Maurizio, cognome Zamparini. Degli acchiappa clic complici di questa operazione di finta indignazione è inutile parlare: disonesti intellettualmente e scarsi. Scarsi – se in buona fede – perché hanno sbagliato il pronostico, disonesti se hanno provato a fare gli illusionisti malgrado siano arrivati a pagina 3 del libro di magia.

Già con la seconda sentenza a carico di Frosinone e Parma e l’inizio dei campionati era a tutti chiaro che non si sarebbe modificata la categoria del Palermo. Al massimo inasprite le sanzioni verso chi, pur colpevole, l’ha fatta franca salvando la serie A che comunque garantisce fiumi di denaro per quest’anno e per il prossimo anche in caso di retrocessione.

Su una cosa credo si possa tutti concordare: la giustizia sportiva è amministrata in maniera pedestre e le sentenze sembrano stilate al di là del risultato delle indagini per non stravolgere troppo l’esito del campo, qualunque sia il modo in cui esso è stato ottenuto. E senza parlare del metodo d’indagine. Indimenticabile questa estate il caso Ceravolo, il giocatore sospettato di telefonate galeotte alla vigilia della famosa partita con lo Spezia. Cosa s’è inventato la difesa del parmense? Una cosa semplice semplice, ha detto al giudice che il giocatore aveva smarrito lo smartphone. E quindi Ceravolo esce dall’indagine, vergine come una bocca di rosa 2.0.

E di Calaiò, che secondo i giudici fu reo di innocenti messaggi a mò di scherzo (sigh) con un avversario definito suo amico, sono state rilevate quante telefonate o messaggi inviati a De Col (il presunto amico che peraltro l’ha denunciato) prima dell’ultima partita? Così, per verificare il loro grado di amicizia o se invece fu più di una bravata il contatto alla vigilia della partita più importante del campionato.

Senza considerare la perla finale di una corte che stabilisce l’inefficacia della sanzione al Frosinone e la sussistenza di quello 0-3 invocato dal Palermo e mai concesso, ma solo a giochi già fatti, quando la serie A resta nel Lazio e la beffa in Sicilia. Ecco, vorremmo conoscere i nomi dei giudici, uno per uno; sapere come si acquisisce quel ruolo; qual è l’organo di controllo della magistratura sportiva; e cosa accade in caso di negligenza o danno grave prodotto dai suddetti giudici. Perché è evidente che dal punto di vista sportivo il Palermo non meritava la serie A, ma il danno che ha ricevuto supera abbondantemente i 50 milioni di euro, tra diritti televisivi, sponsorizzazioni e incassi. Se Zamparini – che dal punto di vista sportivo non ha più nulla da perdere perché privo di futuro – intentasse una causa risarcitoria, nessuno potrebbe dirgli nulla. Di fatto tutte le sentenze hanno dato ragione al Palermo, nessuna ha fatto veramente giustizia.

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