COFIOL, focus sulla filiera dell’olio in Sicilia. Strategie: colture più intensive ed estese, e ammodernamento degli impianti

Dodicesima edizione a Mazara del Vallo de L’Isola del Tesolio, la giornata di studi e tasting dedicata alla Sicilia e al suo olio extra vergine d’oliva, organizzata e promossa dal CoFiOl, Consorzio della filiera olivicola, presieduto da Alessandro Chiarelli.
Il dibattito si è concentrato sul valore dell’olio extra vergine di oliva a marchio IGP Sicilia nella dieta mediterranea, ma è stata soprattutto l’occasione per tirare una linea di bilancio sullo stato di salute del comparto olivicolo siciliano.

“Quella di quest’anno non sarà un’annata ricca ma qualitativamente sarà ottima”, dice Alessandro Chiarelli. “L’oliva, a causa del gran caldo di questa estate, sta già entrando in maturazione e la raccolta sarà anticipata a fine settembre”. Il prezzo dell’oliva della prossima campagna di raccolta non è stato ancora fissato, ma il prezzo medio di un litro d’olio extravergine all’ingrosso si stima andrà dai 4 ai 7 euro.

foto convegno Cofiol Giardino di Costanza

Le strategie di sviluppo per la filiera olivicola siciliana

“Nell’olivicoltura siciliana”, afferma Alessandro Chiarelli, “è fondamentale guardare a nuovi tipi di coltivazione dell’olivo: al semi intensivo e all’intensivo. In questo modo potremmo passare dalle attuali circa 200 piante per ettaro, che abbiamo con il metodo tradizionale, a 500 piante per ettaro con il metodo semi intensivo e a oltre 1.200 piante con il metodo intensivo. L’unico modo per essere competitivi sui mercati è riuscire a produrre un buon olio di qualità che abbia prezzi contenuti”.
“Uno dei problemi maggiori – ha affermato Paolo Inglese, docente in Scienze agrarie, alimentari e forestali all’Università di Palermo, “è la mancanza di ammodernamento degli impianti negli ultimi 50 anni, questo fa si che i costi di raccolta e potatura pesino sul costo di produzione totale fino al 70-80 per cento. Numeri che non ci consentono di essere competitivi sui mercati globali, se consideriamo che fuori dalla comunità europea i costi di manodopera sono estremamente più bassi. Inoltre, sono inutili a mio avviso nove Consorzi di ricerca in Sicilia, ne basterebbero due o tre.
Manfredi Barbera, fondatore e ideatore del consorzio filiera olivicola Co.Fi.ol e presidente dell’ente per 10 anni, terza generazione di una famiglia di imprenditori del settore olivicolo, ha affermato che “Bisogna realizzare prodotti di alta qualità con basso impatto ambientale e con la giusta retribuzione per gli agricoltori. L’estensione media di ogni azienda in Sicilia è di un ettaro e mezzo, dimensioni molto piccole che ci fanno comprendere quanto sia importante aggregarsi, stare insieme per fare progetti da portare sul mercato.”

La Sicilia dell’olio e delle olive ha grandissima potenzialità. Nell’Isola esistono circa 150 diverse varietà di olive e la regione è il terzo produttore nazionale dopo Puglia e Calabria.

Nella Regione Sicilia ci sono 619 Frantoi Oleari (*dati fonte Agea), Oleifici attivi, distribuiti in tutte le 9 province siciliane: Provincia di Palermo (124 frantoi), Agrigento (91), Messina (84), Catania (67), Enna (44), Siracusa (36), Ragusa (33), Trapani( 97) e Caltanissetta (43 frantoi). Sei le DOP presenti nell’area olivicola siciliana, rispettivamente nelle province di: Trapani con due Oli DOP (Valli Trapanesi, Valle del Belice), Palermo (Val di Mazara), Messina (Valdemone), Catania (Monte Etna), Ragusa (Monti Iblei).

uliveto

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