R-Accogliamo, cooperativa sociale agricola. Comunità di ospitalità solidale per una vera inclusione dei migranti

Lei che fa la foto è Teresa. Teresa è una emigrante, una emigrante al contrario. Un tempo i migranti erano con la “E” davanti ed erano anche meridionali, un po’ meno meridionali di quelli di adesso però. Lei era una E migrante, come lo sono i campani, i calabresi, i siciliani che vanno via. Teresa lavorava a Roma.

Poi ha visto che la sua terra aveva bisogno di lei. E quando qualcuno che ami ha bisogno di te, tu torni. Si era accorta che nei posti dove viveva, Campagna, vicino Salerno, mancava una struttura che davvero aiutasse chi arrivava ad inserirsi, i migranti, quelli che hanno perso la E.

I leoni del web diranno subito “è venuta a mangiare con i soldi degli aiuti”, no. Teresa si è spesa personalmente, ha messo insieme a dei soci una cooperativa e si è impegnata con dei mutui. Una sognatrice, forse, visto che non ha fatto i conti con le realtà politiche e i lacci che certe imprese chiedono. Teresa ha creato R-Accogliamo. Una struttura con prodotti agricoli, un posto in cui il principio è molto semplice: insegnare a chi arriva un mestiere, oppure affinare quello che faceva nella sua terra d’origine. Qui l’unico concetto di mangiare, è di cucinare quello che viene raccolto.

La struttura aiuta chi vuole stare qui onestamente e viene per restare con tutte le forze. Una di queste storie è quella di Suleymane. Ha 23 anni ed è venuto in Italia a lavorare. Alla struttura vengono spesso agricoltori della zona, dopo la diffidenza iniziale. Chiedono se qualcuno di quelli che sono lì possono dare una mano e Teresa si occupa dove occorre anche dell’aspetto burocratico.

Un agricoltore cercava disperatamente una mano per le sue piante, ma non si fidava di loro, dei migranti senza la E. Non voleva loro. Dopo vari tentativi si è arreso. Ha cercato di capire se poteva avere una mano da Teresa. Suleymane lavora lì e il proprietario è felice, ha ringraziato Teresa, perchè ha trovato un bravo ragazzo che ha voglia di imparare e lavorare. Dice che lei lo ha aiutato ad abbattere i pregiudizi.

Questa è Teresa, combatte per un sogno, quello che si sia onesti senza distinzione di sesso, razza o religione, crede in quello che sta portando avanti anche se in mezzo a troppe cose che ancora sono da fare e il mutuo non basta. Nel frattempo ogni mattina Souleymane va al lavoro ogni mattina presto e dice di chiamarsi come il calciatore Camara. Ed è felice, non più migrante, o emigrante, con o senza la E.

E io sono fiero di essere stato loro ospite. E Teresa ha dalla sua parte un emigrante che prova a capire cosa significa provare a migliorare il proprio futuro, ci vuole coraggio, specie per ora. Con e senza una “E” davanti.

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