La stagione 2018-2019 del Biondo. Roberto Alajmo: “Teatro quale specchio delle distorsioni”

L’intervista al direttore sul nuovo cartellone. I temi del contemporaneo, le nuove scritture e la magia del nuovo circo del Teatro Biondo di Palermo. In programma grandi registi e attori affermati al cinema e in teatro: dai classici rivisitati alla nuova drammaturgia. Si comincia il 24 ottobre

È iniziato il conto alla rovescia per l’inizio di [de]generazioni, la stagione 2018/2019 del Teatro Biondo. Un cartellone ricco di spettacoli, variegato, ma con un filo conduttore leggibile attraverso temi, approccio, metodi, comunicazione.
Il titolo, apparso dopo la presentazione del cartellone alla stampa avvenuta lo scorso primo giugno, è ancora una volta provocatorio, come nello stile letterario del direttore (e scrittore) Roberto Alajmo.

La scorsa stagione, che ha avuto un grande successo, era stata battezzata “Sovrani e impostori”. La stagione 2018-2019 sarà invece [de]generazioni. Il richiamo generazionale, e intergenerazionale, è evidente, perché il [de] è tra parentesi (quadra).

Ma con quel suffisso, per giunta evidenziato, è chiaro anche l’assetto critico su un passaggio storico nazionale, se non mondiale, particolarmente intenso. Un passaggio forse epocale, che stiamo vivendo in Italia e nel mondo. Da qualunque lato lo si voglia guardare. E in maniera persino immanente qui in Sicilia: per una volta “ombelico del mondo”, per lo meno per quanto riguarda le migrazioni epocali della nostra, quasi apocalittica, generazione.
Lo stesso Roberto Alajmo, direttore del Biondo, fresco di Premio Alassio per il suo “L’estate del ‘78” (Sellerio), conferma le sensazioni iniziali, palesate fin dal titolo, su questo cartellone 2018-2019.

C’è dunque l’intenzione di proporre spettacoli critici o comunque che analizzino o descrivano l’odierna crisi di valori in Italia e nel mondo?

“Generazioni di padri e di figli, ovvero questo trapasso che stiamo vivendo, sottolineandone le distorsioni. Il teatro deve essere uno specchio di una questione che non è soltanto italiana. Forse non deve dare risposte, ma deve mettere uno specchio su quello che succede e darne un riflesso e parlare delle distorsioni, o delle degenerazioni. Accendere delle spie. Anche il manifesto, l’immagine di locandina per questa  stagione vuole essere rappresentativo. È lo spettacolo di “Slava’s snowshow”: un clown che spinge il masso…”
(segue)

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