“Paziente, lavati le ascelle”: il primario Buemi finisce sotto inchiesta. Ma quale sarebbe la colpa?

“Pazienti, lavatevi le ascelle”. Un monito che potrebbe costare caro al dottor Michele Buemi, primario di Nefrologia al Policlinico di Messina. Questa notizia avrebbe tutti i connotati per essere considerata una fake, tanto è assurda nei suoi particolari. Non che il capoluogo peloritano non ci abbia abituati a episodi stravaganti e a cronache ai confini della realtà, ma stavolta si è andati decisamente oltre ogni immaginazione.

Il Commissario della clinica universitaria di Messina, Michele Vullo, ha avviato una procedura disciplinare nei confronti del professor Buemi. Quale la colpa contestata? Avere affisso davanti alla porta dell’ambulatorio un cartello con cui si pregava l’utente di lavarsi le ascelle. Il dorso siciliano di Repubblica.it riporta la notizia che, verosimilmente grazie alla forza di diffusione di internet, adesso farà il giro del mondo.

Buemi, oltre alla questione delle ascelle, ironicamente rassicura i pazienti dicendo loro che “lavarsi prima delle visite programmate, cambiarsi la biancheria intima e pulirsi le scarpe da terra o altro prima di entrare, non cancella importanti indizi utili alla diagnosi, per cui possono tranquillamente procedere ad una doccia”.

La segnalazione da parte di un’utente alla direzione del Policlinico ha scatenato la reazione del Commissario Vullo, la rimozione del cartello e le scuse del nosocomio. E non solo, perché anche il rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea, si è riservato di valutare un ulteriore procedimento contro il primario con la fissa dell’igiene.

Al di là del sarcasmo, che a nostro avviso non può costituire ipotesi di reato, non si comprende di quali colpe si sarebbe macchiato Buemi. Al massimo gli si può dire screanzato, ma niente di più. Quale norma o regola etica della professione avrebbe violato? Dire che è sempre apprezzata “l’ascella lavata” più che un’offesa costituisce un suggerimento peraltro non inopportuno visto che poi con i pazienti in ambulatorio ci stanno medici e infermieri.

E questo alone di ipocrisia, in pieno stile burocratico, risulta assai più insopportabile del richiamo, sia pure esso non redatto nelle dovute forme. E il primario adesso rischia una doppia sanzione, assieme a chi avrebbe avuto l’ardire di essere suo complice in quella che i vertici del Policlinico considerano alla stregua di una bravata. Una cosa è certa, il fascicolo dell’indagine interna non è stato di certo catalogato sotto la voce “Mani Pulite”, perché da quelle parti l’ironia non è per nulla gradita.

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