Viadotto Akragas, chiuso dal 2017, stesso progettista del ponte crollato a Genova. Monitoraggio in tutte le infrastrutture della Sicilia

La tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova riporta l’attenzione sulla chiusura disposta nel 2017 del viadotto Morandi-Akragas (strada statale 115 quater) dello stesso progettista, che collega Agrigento con Porto Empedocle.
Da Genova è partita la caccia ai responsabili delle decine di morti e delle centinaia di sfollati. Ci si accorge ora che la società Autostrade per l’Italia riscuote “i pedaggi più alti d’Europa mentre pagano tasse bassissime perché sono posseduti da una finanziaria in Lussemburgo”, accusa il ministro per le Infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli. “Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari”.
Per il ponte di Genova da anni si parla di evidenti criticità progettuali, denunciate dall’ingegnere Antonio Brenchic, professore di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova. Sin dai primi decenni il ponte sul Polcevera crollato in Liguria ha presentato evidenti deformazioni, fessurazioni e degrado del calcestruzzo, fenomeni che si sono manifestati prematuramente anche sul viadotto Akragas in Sicilia. Alla necessità di provvedere costantemente a profondi interventi di manutenzione, per motivi di sicurezza, si aggiunge la constatazione che i continui lavori di manutenzione e ripristino comportano costi destinati a superare quelli di ricostruzione, opzione che sarebbe la scelta più ragionevole, economica e sicura.
La conclusione è un bilancio pressoché fallimentare nelle politiche di gestione degli interventi pubblici di realizzazione e manutenzione delle infrastrutture fondamentali per l’esistenza stessa dell’economia locale e nazionale.
È difficile giustificare politiche che destinano fondi per realizzare singole opere dispendiosissime (Tav, Ponte sullo Stretto), quando da decenni non vengono assegnate adeguate risorse per la costruzione e, soprattutto, manutenzione di infrastrutture molto meno costose ma decisamente essenziali per la rete dei trasporti e lo sviluppo locale.

In Sicilia, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, l’assessore alle infrastrutture Marco Falcone ha sottolineato i provvedimenti intrapresi dal governo regionale: “Stiamo lavorando a una mappatura delle infrastrutture, che sarà utile per effettuare gli interventi con criterio e non con l’improvvisazione con la quale si è agito in passato”.
Tra le situazioni più complesse, Falcone ha citato l’autostrada Palermo-Messina.
“L’A20 è una delle autostrade più complicate in Italia – afferma Falcone – perché si sviluppa su gallerie e viadotti difficili da tenere d’occhio. Stiamo facendo un monitoraggio”.
“La Protezione civile – ha aggiunto – su input del presidente Musumeci, è al lavoro da mesi, l’interlocuzione con l’Anas è costante anche in questo caso per l’azione determinante del presidente che ha richiamato le grandi aziende di Stato ad agire in Sicilia, trattata come la cenerentola d’Italia”.
“Proprio nei giorni scorsi – ha sottolineato Falcone – abbiamo sollecitato l’Anas a intervenire sui ponti Morandi e Petrusa ad Agrigento, due viadotti molto critici”.
Lo scorso aprile l’ordine degli Architetti di Agrigento si era pronunciato nel merito della richiesta, da parte del sindaco Lillo Firetto, di abbattimento del viadotto Akragas. Il presidente degli architetti, Alfonso Cimino, aveva affermato la necessità di programmare preventivamente la sostituzione dell’opera esistente, di devastante impatto ambientale, con un’efficiente nuova infrastruttura di collegamento viario.

Ponte Morandi a Genova, prima del crollo
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Dario Fidora

Direttore editoriale