Il senso della morte in via Ruggero Settimo

L’avete presente quel minuto prima, quell’istante che certo sarà raccontato ma da altri, quello che separa la monotonia di un automatico presente – la passeggiata verso il bar per il primo caffè della giornata, l’acquisto programmato del giornale o la pipì del cane alla villetta – da un futuro che non ci riguarderà più? L’avete presente, certo che l’avete presente. È il momento in cui santiare contro il destino in ogni lingua, lui reo di avere agevolato sciagura e disastro e di essersi accanito nella più beffarda delle maniere.

Oggi quel momento l’ho solo sfiorato, il signor destino ha scelto di accompagnarmi dall’altro lato del marciapiedi in via Ruggero Settimo un attimo prima che venisse giù un cornicione di un palazzo antico, roba che se ti colpisce t’ammazza sul colpo. La grandinata di balatoni è durata pochi secondi, proprio il tempo di passare da un lato all’altro e scegliere il lato ombroso della strada. E nei secondi successivi pensi alle porte girevoli, al perché quella mattina a quell’ora eri lì ed avresti benissimo potuto non esserci, chè non cascava il mondo se non andavi in banca.

Pensi all’ultima telefonata ad un amico e ad una ordinaria conversazione di lavoro, sarebbero state quelle le ultime parole della tua esistenza, un banale e insulso testamento. Pensi come Marshall Eriksen (How I meet your mother, cit.) il cui rammarico è che l’ultimo messaggio del padre (“devi vedere Mr.Crocodile Dundee 3”) non sia stato altro che un insignificante consiglio su un film. E pensi allo splendore della vita, non perché l’hai fatta franca, almeno non solo per quello. C’è un misto di felicità e compiacimento per il fatto che nessuno racconterà alla tua donna che sei morto schiacciato da un pietrone nel centro di Palermo.

E poi una valanga di pizzini appuntati nel tuo cervello che provo a leggere in ordine di apparizione: 1) la morte di per sé è sempre stupida, anche quelle eroiche possiedono una spruzzatina di non sense; 2) nell’alto dei cieli chi muore sarà sempre incazzato perché non potrà mai raccontare il seguito del proprio sceneggiato a puntate; 3) che coglione a fare la ramanzina ai figli sui pericoli della notte quando una pietra in testa ti può cadere anche alle 9 del mattino; 4) in ogni cosa che si fa mettere sempre un pezzetto di se stesso, così per essere sempre riconosciuti; 5) meno male che sono vivo, ho ancora un sacco di cose da fare. Rileggo: la fiera dell’ovvio. Mi dispiace Marshall Eriksen, ma forse la conclusione è proprio questa: il sapore del fine corsa non è roba da gourmet.

Crolla un cornicione in via Ruggero Settimo

Crolla un cornicione in via Ruggero Settimo

Pubblicato da Il Gazzettino di Sicilia – Streaming su Venerdì 10 agosto 2018

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