E alla fine chi la prende in saccoccia è Palermo

Finale scontato di una farsa. L’ennesima prova che, in un’epoca in cui il calcio prova a gettarsi alle spalle anni di tradizione, che consente alla tecnologia di soccorrere gli arbitri e che consegna in maniera definitiva il potere economico alle televisioni, non è più possibile gestire la giustizia sportiva con tale antica approssimazione.
E, sia chiaro, lo diciamo convinti come siamo stati dalla fine del campionato che la categoria precisa per il Palermo è la seconda serie, perché di seconda serie si è dimostrata la parte dirigenziale ancor prima di quella tecnica. Palermo non meritava la serie A, esattamente come il Frosinone degli spudorati, di Moreno Longo e di una tifoseria indegna e il Parma del “sempre sull’orlo di una crisi di nervi” Roberto D’Aversa, con contorno di pippein, cazzein e telefoni smarriti.
La giustizia sportiva – spiace ammetterlo perché le aule dei tribunali e la certezza del diritto sono capisaldi della democrazia – sembra telecomandata e soggetta a troppe interpretazioni che negano la logica conseguenza tra reato e sanzione. Spiace perché la cultura del sospetto è ragionamento di retroguardia che chissà per quanti anni a Palermo ci porteremmo appresso e questa ennesima e intollerabile sentenza darà fiato agli starnazzi di quella truppa di masochisti, per fortuna sempre più ridotta, disposta ancora a tollerare il dominio, le chiacchiere e le mistificazioni di Zamparini.

Caduto l’ultimo alibi, si dovrebbe cominciare a pensare al campionato, in maniera seria e senza i tanti tentennamenti che hanno segnato gli ultimi due mesi. C’è un esercito da mandare su altri fronti – Rispoli, Aleesami, Nestorovski, Balogh e Traikovski ne hanno i gradi – e questa sarà la missione più difficile di Rino Foschi. Ci proverà il ds “commissario liquidatore” anche con Bellusci, Rajkovic e Jajalo, rei di guadagnare troppo e non rappresentare un valore aggiunto per la serie B. Quattro o cinque di essi lasceranno Palermo, alcuni anche con rimpianto. I rimanenti dovranno rassegnarsi a ridurre il profitto. E poi, ma solo dopo le cessioni, si proverà a dare quel minimo di qualità ad una squadra che dalla cintola in su è da oscar per evanescenza e monotonia.
Oggi Foschi deve solo sperare nella sua rete di relazioni costruita negli anni e magari anche in qualche favore di ritorno, per esempio dal clan degli slavi che potrebbe aiutare a trovare alloggio ai tanti fenomeni suggeriti in questi ultimi anni.
Perché il valore dei nostri eroi è da terza fascia, ma il cartellino dei prezzi è da luxury. Ed è finita l’epoca in cui alla bottega rosa si servivano i clienti più facoltosi. Rispoli ed Aleesami, per esempio, non rappresentano scarti, ma con contratti in scadenza e necessità di fare cassa, chi acquista sa di avere in mano più di un atout da giocare contro il Palermo. In attesa di buone nuove dal mercato – viene da ridere al solo pensarlo – illudiamoci con l’ennesimo giochino di società (in vendita). Dopo Baccaglini tocca a Follieri. Della serie: da queste parti uno normale mai? Scambiamoci un in bocca al lupo e abbracciamoci forte perché questi sono i momenti in cui più che Pastore e Dybala noi d’istinto ricordiamo Battipaglia e Cisterna di Latina.


(in copertina, Rino Foschi, ds Palermo Calcio)

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