Pio La Torre batte Piersanti Mattarella: l’Ars vara la Giornata della Legalità. Aricò (Diventerà Bellissima): “Persa un’occasione di una condivisione ampia”

Ci sono circostanze in cui le divisioni non possono avere diritto di cittadinanza, specie se il valore simbolico che accompagna la legge è pari al suo stesso contenuto. L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato oggi la Giornata della Legalità attraverso un iter che ha fatto emergere un dato non edificante: davanti a provvedimenti di così alto valore etico sarebbe stato opportuno trovare la massima condivisione prima di entrare in aula. Invece così non è stato, anche se alla fine è arrivato il sì di ogni parte politica.
L’iniziativa è nata sotto la spinta della Commissione Regionale Antimafia e c’erano tutte le premesse affinché l’intero Parlamento potesse mettere il sigillo sulla norma. Ma nel corso della seduta si è verificato un piccolo intoppo.
Nella proposta originaria la data della Giornata della Legalità era quella del 30 aprile, la vigilia della strage di Portella della Ginestra ma soprattutto il giorno dell’uccisione di Pio La Torre, il segretario siciliano del Partito comunista eliminato dalla mafia nel 1982. Una data istituzionale collegata ad un uomo di una parte politica, per quanto fondamentale nel contrasto della criminalità organizzata – tanto che il suo nome, anche dopo la sua morte, fu apposto alla legge che colpisce i patrimoni dei mafiosi – ha determinato l’emendamento presentato da Alessandro Aricò, il capogruppo di Diventerà Bellissima.
“Rispetto assoluto per La Torre – ha sottolineato Aricò – ma proprio per il significato della Giornata della Legalità si sarebbe dovuto trovare la soluzione più adeguata per la più ampia condivisione. Ecco perché ho proposto il 19 luglio, la ricorrenza della strage di via d’Amelio, una data su cui era possibile trovare la più ampia aggregazione”.
È chiaro che davanti al nome di Paolo Borsellino ci si poteva attendere una condivisione generale. E invece il relatore Matteo Mangiacavallo (Movimento Cinquestelle) forte anche del sostegno assicurato dal suo gruppo e dal Pd, ha confermato l’indirizzo originario.
“Ho preferito ritirare l’emendamento – spiega Aricò – per non creare divisioni”. E per questo ha ricevuto il plauso del presidente Gianfranco Micciché. “Ma è stata anche respinta l’idea di Giusi Savarino che aveva suggerito il 6 gennaio, la data che commemora l”uccisione del presidente della Regione Piersanti Mattarella. Il Parlamento ha preferito restare fermo sul 30 aprile, secondo noi sprecando un’occasione per legare la Giornata della Legalità a un simbolo istituzionale della Sicilia quale il presidente della Regione. E proprio per rimarcare la nostra correttezza alla fine anche Diventerà Bellissima ha votato la norma. Ma continuo a pensare che si è trattato di una forzatura che andava evitata”.