Manifesta 12 come la corazzata Potemkin – VIDEO

Lo scandalo di Manifesta 12 non è tanto la video installazione del sedicente artista cinese Zheng Bo con l’uomo che fa sesso con la pianta, ma il fatto che nessuno sembra sapere nulla di nulla. A parte il direttore della manifestazione Roberto Albergoni, la cui unica responsabilità non è avere avallato una scelta offensiva del comune senso del pudore ma di averci propinato sinora una manifestazione di assoluta mediocrità artistica. E peraltro a prezzo piuttosto salato per le tasche dei palermitani.

Se Manifesta 12 non fosse parte centrale della retorica comunicativa di Palazzo delle Aquile, siamo certi che persino il sindaco Orlando concorderebbe. E il suo imbarazzato silenzio in parte lo conferma.

Più di un venticello in transito da Villa Niscemi ci porta parole di dissenso e di un già esibito mal di pancia del sindaco, ma a dar retta ai pettegolezzi non si fa un buon servizio. Tuttavia su Manifesta, ed è un dato di fatto, si è abbattuta l’ira funesta dell’opposizione – scontata, in Consiglio è lì per questo – ma anche di pezzi della maggioranza e di molti consiglieri della passata consiliatura che rimproverano ad Orlando di aver prosciugato il budget della tassa di soggiorno per un evento abbastanza insignificante e che non ha generato un vero indotto economico.

Ai più il pezzo forte della kermesse sembra essere costituito dal patrimonio storico e architettonico messo a sistema, una parte consistente di chi lavora a supporto dell’organizzazione è da ascriversi alla voce volontari, ancora nessuno sa che fine ha fatto il contributo del Comune che supera i 4 milioni di euro. E non si racconti la balla stratosferica che un evento del genere attiri turisti, perché mancano prove a supporto di tale tesi.

L’unica certezza è che nessuno ad oggi è in grado di dire come l’organizzazione abbia impiegato i soldi pubblici e come intenda utilizzarli da qui alla fine. E al di là delle carte che racconteranno una parte della storia, la sensazione è che neanche Orlando e la sua Giunta sappiano di preciso quanto, per esempio, sia costata la tanto contestata installazione dell’Orto Botanico. Così, per passarci uno sfizio, vorremmo conoscere quanto la stupida, ancor prima che volgare, performance di Zheng Bo abbia assorbito del budget finanziario. E sarebbe utile che invece di gridare allo scandalo (che, detto tra noi, non esiste) i consiglieri comunali di quella parte dell’aula che tenta (o fa finta) di mettere in imbarazzo Orlando chiedessero a gran voce i conti di questa messa in scena che ricalca, senza toccarne le vette espressive e simboliche, le avanguardie di 4 decenni fa.

Non si tratta della provocazione dell’arte ma dell’arte della provocazione, fenomeno il cui tempo è scaduto da un bel po’. E quando sopravvive, in rari e comunque controversi casi, poche volte pesca dallo scrigno del denaro pubblico per affermare la sua esistenza in vita, ma preferisce farsi trascinare dai mercanti d’arte e cercare le opportune sponde sulle del mercato privato.

A Palermo più che ad un deja vù si assiste al vorrei ma non posso, un effetto parodia buono a stento per scandire il ritmo ai tamburi della propaganda. Per settimane i palermitani hanno preferito il silenzio, ma da qualche giorno, ben prima del pretestuoso scandalo dell’Orto Botanico, dal fondo della fila, c’è un Fantozzi che chiede la parola per gridare la sua incontestabile verità: “La corazzata Potemkin è una c…ta pazzesca”.


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