Palermo e il rimpianto dell’epoca Chimenti

Il senso della Coppa Italia non abita a Palermo. Eliminato il Vicenza ma è come se avesse perso. Una vittoria non cambia il giudizio tecnico, né quello sulla sciagurata conduzione societaria che si appiglia ancora (e immotivatamente) all’esito delle infinite indagini che potrebbero restituire la serie A per giustificare l’immobilismo sul mercato.

La cronaca dei primi 90 minuti ufficiali ci dice che siamo alla frutta e senza alibi. La storia del “povero” Rino Foschi ricorda da vicino quella recente di Sergio Marchionne: il ds è pagato per fare un lavoro che deve essere gradito a chi lo paga, non al resto del mondo. E se alla fine farà macelleria sociale portando a casa tanti soldini in cambio di quello che passa il convento, la missione sarà compiuta.

Intanto come 40 anni fa il Palermo ha eliminato il Vicenza, solo che allora era quello di Gb Fabbri e di Paolo Rossi, proprio quello che di lì a poco sarebbe arrivato secondo in serie A. E il Palermo era quello di Renzo Barbera e di Nando Veneranda, anche allora fatto in economia, ma con intelligenza. E quel che passava il convento aveva le sembianze di Vito Chimenti. Siamo al punto di rimpiangere l’epoca in cui per gestire la squadra, sotto l’accorta regia di Salvatore Matta, si faceva quasi una colletta istituzionale prendendo qua e là, da imprenditori vicini all’establishment democristiano, le risorse necessarie per tirare avanti. Trapani, Vullo, Citterio, Brignani, Di Cicco, Brilli; Osellame, Borsellino, Chimenti, Majo, Conte: vado a memoria, ma era più o meno questa la squadra che profanò il Menti di Vicenza (21 agosto 1977, doppietta di Citterio). Al confronto quella di Tedino è roba da oratorio, a cominciare dall’allenatore stesso.

Pensate, allora ci si lamentava perché i rinforzi venivano tutti dalla serie C (Iozzia, Brilli, Lugheri, Conte e lo stesso Chimenti). E oggi che dovremmo fare, con la certezza di essere stati presi per i fondelli da almeno 7 anni nei quali i ricavi delle infinite cessioni sono stati inghiottiti dai gorghi profondi di una gestione incomprensibile?

Certo, poi ci sono quelli che “prima la maglia”, che il Palermo è una cosa e Zamparini un’altra. Tanto di rispetto alla fede e alla buona fede, per chi va allo stadio e non si copre gli occhi davanti allo scempio perpetrato ai danni di un’intera comunità. Disprezzo assoluto per chi con il pretesto della maglia in realtà sostiene sotto traccia la governance rosanero. Il tifo a pagamento, in curva o dietro una tastiera, non ci è mai piaciuto.