Il Sud affonda per colpa di rapaci e inette classi politico-burocratiche, incapaci perfino di spendere i fondi europei

La beffa. Distribuire, come fanno gli enti pubblici del Sud ai loro burocrati, milioni e milioni di premi per i risultati raggiunti (fasulli o solo sulla carta) è solo uno spreco e un vile atto di incapacità

Se si cercano cifre e segni del fallimento della classe dirigente meridionale, questi sono pubblicati dall’ultimo rapporto Svimez che in maniera impietosa elenca le cifre del disastro.
La responsabilità di questa catastrofe non sta (soltanto) nei minori investimenti al Sud, ma soprattutto nella qualità che la classe politico-burocratica meridionale ha nel non riuscire ad utilizzare i fondi che pur ci sono e nel non riuscire ad immaginare autonomo sviluppo per una terra che pure ha assistito da spettatrice alla rinascita della Germania Est, vasta e popolata quanto il Meridione, e che oggi ha raggiunto i livelli medi di reddito europei, mentre noi continuiamo a stare ben al di sotto di questi livelli e condannati al segno meno sugli indici di sviluppo.
Far fuggire in pochi anni due milioni di persone, alimentare in maniera ininterrotta il turismo medico verso altre regioni, è il segno plastico del fallimento della burocrazia (e del sistema sanitario, inquinato dalle ingerenze della politica) del Sud Italia.
Oramai siamo di fronte ad un’emergenza così grande che parlare di nuovo sviluppo del Mezzogiorno non ha più senso se non si mettono in conto strumenti straordinari, come commissariamenti a raffica che tolgano a queste rapaci e inette classi politico-burocratiche la gestione di fondi che sono incapaci di spendere.
In questo scenario, si avverte anche la grave assenza delle università del Sud le quali, invece di divenire pungolo critico e accusatorio dei pubblici disastri, spesso non fanno altro che rivolgersi col piattino in mano al potente di turno per partecipare alla ripartizione delle briciole.

Distribuire poi, come fanno i comuni e le regioni del Sud ai loro burocrati, milioni e milioni di premi per i risultati raggiunti (fasulli o solo sulla carta) è solo uno spreco e un vile atto di incapacità.

Qui urge un intervento che blocchi queste premialità che premia gli inetti e gli incapaci e che lascia il Sud ad un destino di abbandono ed immutabilità.
Si prendano gli esempi di altri stati in cui guide illuminate sono riuscite a immaginare e realizzare lo sviluppo, Irlanda, Spagna del Sud o Israele che, partendo da una pietraia desolata, con l’intervento dell’intelligenza e l’utilizzo oculato delle risorse oggi è una grande potenza tecnologica.

Aldo Penna
Deputato al Parlamento

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