Lite in discoteca con arresto. Lombardo: “Un abuso, adesso basta. Cedo il locale” (video)

Si sarebbe rifiutato di dare le generalità ai carabinieri intervenuti nel suo locale, il Kalandria, a Sferracavallo, dove era scoppiata una rissa durante una festa di laurea. La discussione con gli investigatori è salita di tono e per Manfredi Lombardo è scattato l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale. La misura è stata convalidata dal gip questa mattina e a Lombardo, che è stato scarcerato, è stato imposto l’obbligo di firma.

Lombardo ha rotto il silenzio e ha voluto fornire una propria versione dei fatti: “In merito alle notizie comparse sulla stampa – si legge nella sua dichiarazione – il sottoscritto Manfredi Lombardo, amministratore unico della della società che gestisce a Sferracavallo il “Kalandria”, la Amistad srl, tiene a precisare quanto segue: ieri sera in occasione di una festa di laurea presso il locale un ospite si è ubriacato oltremisura e ha colpito diversi clienti del locale, un fattorino e ha tentato di aggredire persino il personale di sicurezza. Per tale motivo lo stesso è stato prontamente bloccato e accompagnato all’uscita. Contestualmente davo indicazione a un mio impiegato di chiamare con urgenza il 112 in quanto l’ospite già visibilmente ubriaco e incapace di controllarsi tentava ripetutamente di accedere al locale per nuovamente aggredire i presenti. Dopo circa mezz’ora intervenivano tre pattuglie dei carabinieri che stranamente per prima cosa si erano confrontati con il predetto ospite, ed al fianco dell’ospite precedentemente allontanato, rappresentavano che il predetto accusava la sicurezza del locale e me medesimo di averlo malmenato. Andando incontro ai Militari mi qualificavo unicamente come amministratore della società e sin da subito rappresentavo ai predetti le ragioni per le quali la persona in questione era stata allontanata. Precisavo peraltro che di quanto occorso era disponibile la videoregistrazione attiva dentro il locale. avrebbero potuto visionare immediatamente.
In quei frangenti di immotivata tensione, posto che già la presenza delle FF. OO aveva riportato la calma, uno dei militari mi richiedeva un documento identificativo. A detta richiesta rappresentavo prontamente che avrei dovuto recuperare i miei documenti nella cassa dentro il locale, e quindi mentre mi accingevo a dirigermi verso l’ingresso un altro militare improvvisamente mi afferrava da dietro e tentava di torcermi il braccio dietro la schiena. Ho appreso solo oggi dal racconto dei presenti che tale occorso sarebbe stato scaturito dalla sollecitazione di alcuni amici del cliente allontanato affinché mi fosse impedito di allontanarmi.
Nel clima di grande nervosismo che si respirava, alimentato appunto dagli amici dell’ospite molesto, di fronte al gesto di uno dei carabinieri che mi invitava a seguirlo per chiarire la dinamica dei fatti e lo faceva afferrandomi con impeto per un polso utilizzando una mossa tipica del ju-jitsu, tirandomi per il braccio e storcendolo, io mi sono divincolato reagendo in misura proporzionata e non violenta a quello che ai miei occhi mi sembrava un gravissimo e intollerabile sopruso.
Purtroppo nello stupore generale di tutti i presenti il mio gesto veniva interpretato malamente dagli altri militari che non avevano visto la provocazione del loro collega e quindi i toni si accendevano ulteriormente.
Ritengo che non sia possibile, nel 2018 e in una società civile, subire violazioni corporali da parte delle forze dell’ordine, motivo per cui ho reagito urlando che non fosse tollerabile un tale abuso di potere, per altro di fronte all’evidenza che noi stessi avevamo richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per riportare un clima di serenità e legalità. Immediatamente dopo venivo ammanettato e portato in strada, per poi salire su un’auto di servizio che mi ha condotto in caserma. Evito di riferire quanto accaduto durante questa lunga notte perché potrebbe essere una parte delicata del processo che si instaurerà il giorno 11 settembre.

Concludo dicendo che, con enorme rammarico e nonostante non abbia mai voluto cedere ad alcuna sorta di sollecitazione indebita, intendo immediatamente cedere l’attività e il locale perché ritengo che in questa città non ci siano le condizioni per operare serenamente, dare lavoro e costruire un’attività imprenditoriale in maniera sana. Già l’anno passato ho dovuto querelare alcuni agenti del corpo della polizia municipale perché hanno a mio avviso distorto completamente ciò che successe nel settembre 2017 in occasione di alcuni controlli. Ho vissuto in questa città stando sempre dalla parte della legalità senza mai tirarmi indietro davanti alle difficoltà, ma dopo questa notte penso che manchino gli elementi minimi di fiducia per pensare di costruire qualcosa qui a Palermo. I capi d’accusa a me contestati sono frutto di quanto verbalizzato dai carabinieri rispetto alle frasi da me pronunciate a seguito dell’ammanettamento. Sfido chiunque a trovarsi in una situazione così delicata, per di più quando stai lavorando, e mantenere la calma di fronte a quello che reputo un assoluto abuso di potere. Per il giudice era un atto dovuto, di fronte alle dichiarazioni dei carabinieri, convalidare l’arresto ma sono convinto che nell’ambito del processo tutto sarà chiarito anche grazie al contributo che io stesso fornirò agli inquirenti”.

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