Il Parma resta in A, il Palermo in B. È un calcio senza giustizia

La sentenza dorotea che più dorotea non si può, lascia le cose come stanno: il Parma in serie A, il Palermo in serie B. Non ci sono controprove e non amiamo il vittimismo, ma a ruoli invertiti difficilmente si sarebbe avuto lo stesso esito. Il fatto è che Zamparini, nel corso degli anni, ha talmente rotto il cazzein che nessuno oggi, nelle stanze del potere, avrà un rigurgito per una sentenza che appare quanto meno poco logica. Senza la considerazione che di illecito si è trattato, non andava fermato Calaiò per 2 anni. In presenza di fatto acclarato la pena in subordine comminata al Parma – 5 punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato – è fuori da ogni logica giuridica.

La sentenza non ci sorprende neanche un po, bislacca è stata come nelle previsioni. Certo è che tra il caso Frosinone e la mancata retrocessione del Parma nessuno leverà dalla testa dei tifosi del Palermo che di congiura si tratti. Facendo, magari per qualche giorno, dimenticare le responsabilità di Zamparini e compagnia bella, di quest’anno e più in generale dal giorno dopo la finale di Coppa Italia. Se dio avesse creato il ministro della giustizia del calcio il Palermo sarebbe rimasto in B, ma Parma e Frosinone non avrebbero mai potuto riassaporare quest’anno il sapore della serie A. Passa un messaggio devastante: furbi, furbastri e colpevoli acclarati continuano ad avere la meglio. E stavolta non è detto sotto voce, ma urlato a mo’ di sentenza.