Picchì chi è: la nostra filosofia che si fa strada

In Sicilia bastano tre parole per chiudere ogni discussione. Basta un “Picchì chi è“, per mettere fine a ogni controversia, a ogni querelle, a ogni lamentela. È sufficiente far ricorso a questa frase per giustificare anche l’ingiustificabile. Che dalle nostre parti, ammettiamolo, abbonda. Tanto da far sospettare, alle volte, di trovarsi in mezzo a un set cinematografico, o peggio ancora vittime di una candid camera ben orchestrata.

Sfioriamo ogni giorno il surreale, diciamolo con franchezza. In Sicilia abbiamo visto cose che voi umani… E non si parla certo di “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione”, come ci raccontava l’androide di Blade Runner. La fantascienza paragonata alla nostra vita di tutti i giorni sembra un fatto normale. La quotidianità ci ha reso assuefatti a tutto, persino all’incredibile. Non ci stupiamo se vediamo un tizio in bici che sceglie di farsi trascinare dall’auto che lo affianca, semplicemente aggrappandosi allo sportello della macchina e approfittando dello spazio lasciato dal finestrino abbassato. Né rimaniamo sconvolti per il fatto che questa scena si svolga in piena viale Regione siciliana, la famigerata circonvallazione, e ovviamente all’ora di punta. Il risultato scontato è che per almeno un chilometro il traffico sia completamente bloccato, con gli automobilisti ostaggio di due barbari col dna panormita. Due che purtroppo non sono due esemplari unici nel loro genere, dato che la genetica contraddistingue tanti degli abitanti dell’isola.

Non è sfuggito a questa tara il tipo che ha parcheggiato la macchina in terza fila in una via centralissima e stretta di Palermo. E che risponde quasi incazzato “Minchia come fa?”, all’automobilista inferocito per essere rimasto imbottigliato nel traffico a causa sua.

Di tutto questo possiamo incolpare le amministrazioni locali, i partiti, la “politica”, secondo il costume sempre più in voga di far di tutta l’erba un fascio. La verità però, è molto più drammatica: il peccato originale siamo noi. Che ce ne freghiamo delle regole, che indichiamo gli altri come incivili pur essendo campioni assoluto nel settore, con medaglie conseguite sul campo.

Sbaglia chi riconduce questi comportamenti allo scarso livello di istruzione, al degrado sociale. Conosco personalmente più di un siciliano, plurilaureato, con master a buttare, abitazione in pieno centro, talvolta anche di nobili natali e ben inserito nei salotti dell’intellighenzia cittadina, pronto a lasciare la macchina dove capita, a lanciarsi in gimcane marine col motoscafo a pochi metri dalla costa sfiorando i poveri bagnanti. C’è il professionista stimato che ha ottenuto il pass per disabili e il relativo posto auto, ma la parcheggia poco prima di quello autorizzato in modo da poter occupare uno spazio in più destinato all’altra macchina di famiglia. Strategia che in fondo non è altro che la riproposizione della fila di sedie posizionate a mo’ di posteggio, davanti all’ingresso di casa a Borgo Vecchio. Solo che stavolta siamo a due passi da via Libertà e il tizio in questione vanta un curriculum di tutto rispetto. C’è il giornalista che ogni giorno dispensa lezioni di educazione civica e poi fa le umane e divine cose pur di farsi accreditare agli eventi mondani cittadini, risparmiando sui biglietti di ingresso. E c’è la signora della Palermo bene (bene in cosa e per cosa, prima o poi qualcuno lo capirà) che ha fretta di arrivare al circolo per il burraco, ignorando ogni semaforo, tutte le strisce pedonali e contravvenendo a ogni regola della strada oltre che del buon senso.

Siamo quasi 5 milioni di portatori insani del cromosomapicchì chi è?“, della catena polinucleotidica “A me la possono s….e” con cui millantiamo amicizie importanti, competenze evidenti e pretendiamo diritti al limite del privilegio. Intanto paghiamo ogni giorno la tassa del “non ci resta che piangere”, confidando che in un futuro sempre più lontano qualcosa cambi, che arrivi un Messia a mettere tutto a posto. “Minchia camurria, qua non funziona niente. E che dobbiamo fare? Talé amunì, pigghiamoci ù cafè“.