Il massacro di Srebrenica e la voce del dj sparito insieme a ottomila persone

Fu più o meno in questo periodo.
Entrarono in quella cittadina e decisero arbitrariamente che chi andava protetto e accolto, non dovesse più esserlo. Decisero che un posto, dove prima si poteva stare tranquilli, diventasse una grande tomba a cielo aperto.

Successe anche che un dj, Nino Catic, raccontasse nel frattempo tutto questo. Raccontava di soldati che erano entrati in città, che separavano le donne dai bambini e i vecchi. E poi portavano via gli uomini. Successe che lo fecero anche di fronte alle telecamere. Ma rassicuravano chi riprendeva che non sarebbe stato fatto nulla. “Solo domande”, dicevano.

E picchiavano. Quando non visti. Nino lo raccontava, lasciando appelli sempre più disperati. Venite, diceva. Siamo allo stremo, urlava.
Fuori c’erano i caschi blu, che avevano messo tanto filo spinato. Mamma mia quanto filo spinato che c’era. E se qualcuno usciva dalla città per sbaglio o per fuga, lo bloccavano. Torna indietro gli dicevano. Così dicevano i Caschi Blu dell’ONU. Olandesi.

E le grida di chi doveva essere protetto scemarono sempre di più.
E le richieste di aiuto si ovattarono. E le persone non furono più trovate. Sparite. Se non fosse stato tragico, sarebbe stato un bel gioco di magia. Più di ottomila persone. E ancora non se ne trovano.
E anche Nino smise di parlare. Tranne che in un vecchio nastro che la madre ha ascoltato fino a consumarlo.

Era il luglio del 1995. Le forze militari della Repubblica serba di Bosnia, decidono di entrare a Srebrenica. Una città dove si lavorava metallo e si facevano le terme. Una enclave musulmana. Entrarono e uccisero, separarono, torturarono. E il mondo voltò la testa dall’altra parte. Ci sembrerà che ci siano analogie con quello che succede adesso. Però lì non c’era il mare. Oppure con l’indifferenza a pochi metri da noi. Però lì era ex Jugoslavia.
Ci sembrerà che nelle grida di aiuto ci sia la stessa disperazione, di chi affonda o fugge. Ci sembrerà.
E forse sarà così. Ma il tempo passa e la loro voce, come quella di Nino, sarà sempre più sbiadita. La storia cancella tutto. Perfino la voce.

massacro di Srebrenica

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