Università di Palermo, l’Udu: “Trend iscrizioni in calo in tutta Italia, ma inspiegabile aumento delle tasse”

Secondo il Censis, le iscrizioni all’Università di Palermo scendono sotto i 40 mila iscritti. Si tratta della prima volta negli ultimi dieci anni. Un decremento che non stupisce l’Udu: “Il trend è in accordo con quello nazionale”, afferma Marco Campagna, coordinatore a Palermo dell’Unione degli universitari, che non omette di sottolineare come alcune misure intraprese dall’Ateneo palermitano non abbiano dato i frutti sperati: “Negli ultimi anni si è scelto di ampliare l’offerta formativa: si pensava che con l’introduzione di alcuni nuovi corsi di laurea, sia triennali che magistrali, che dovevano essere attrattivi (alcuni in effetti lo sono stati, come ingegneria biomedica), si potessero aumentare le immatricolazioni, ma così non è stato. Non si può comunque dire sia un demerito dell’Univeristà di Palermo – ribadisce -, è una situazione generale”.

Dove, secondo Campagna, l’Ateneo avrebbe dovuto agire con maggiore attenzione verso gli iscritti era sulla tassazione, i cui aumenti a carico degli studenti potevano essere evitati: “Da un po’ di tempo quando si va a rivedere il regolamento sulla contribuzione studentesca si tende ad aumentare il carico sugli iscritti – dice il coordinatore Udu –  In particolare a nostro parere la forte rottura si è verificata con l’introduzione della no tax area per gli studenti che hanno un Isee inferiore ai 13 mila euro”. Un atto  sacrosanto, come spiega Campagna, ma che secondo il coordinatore Udu non giustifica l’aumento delle tasse per gli altri studenti: “La misura dell’aumento delle tasse delle fasce a pagamento non era necessaria a fronte dell’aumento del Fis, il Fondo integrativo statale. Invece l’università, non essendo probabilmente fiduciosa che questi soldi arrivassero, ha scelto di ‘rivalersi’ sulle fasce più alte. In una fase sperimentale, quella dell’anno scorso, ciò poteva essere giustificabile. Dopo un anno quei fondi sono arrivati. E cosa succede? Non solo aumenta il contributo a carico degli studenti, fin dalle fasce più basse di reddito”.

Il ragionamento di Campagna è ispirato alla ragionevolezza: “Il nostro vuole essere un approccio responsabile dice l’esponente dell’Udu -, siamo consapevoli del fatto che un’università senza la contribuzione studentesca rischia di andare in difficoltà nell’erogazione di servizi essenziali, però è diverso è il fatto che essa diventi la fonte di sostentamento principale dell’università. Non è possibile gravare continuamente sulle tasche degli studenti, visto anche che in seguito alla valutazione Anvur dell’anno scorso, l’Ateneo ha ricevuto un incremento del 20% del contributo Sfo. Anche a fronte del bilancio, dunque – conclude -, l’aumento è inspiegabile”.