Parma deferito: perché il Palermo non ha ragione d’esultare

È davvero difficile riuscire ad esultare per il deferimento del Parma. In primo luogo perché, in senso astratto, non si riesce a comprendere come si possa tifare contro. D’accordo, il Parma dell’attuale gestione ha perso il carico di simpatia che l’ha accompagnato dai tempi di Nevio Scala sino al fallimento. In due anni è riuscito a dilapidare un patrimonio che non è secondario e non solo perché ha vinto ma per come l’ha fatto, con una cortina di sospetti che l’accompagnano già dalla serie C. Beninteso, sospetti che, al contrario del recente provvedimento della giustizia sportiva, sono fondati sulla spiacevole sensazione che sia stata spianata la strada per un celere ritorno nel principale palcoscenico del calcio italiano. Vittorie da raccomandati, insomma. Ma si sa, pettegolezzi e malignità fanno parte a pieno titolo di quel sommerso parallelo al mondo del calcio. Forse esagerazioni, diciamo anche fantasie, ma quando poi viene fuori la storia degli sms alla vigilia della partita più delicata della stagione è quasi naturale riavvolgere il nastro e pensare con venature di malizia.

Detto questo viene sempre complicato sperare nella retrocessione degli emiliani che un merito comunque l’hanno avuto: stare sempre attaccati al loro sogno sino a quando gli avversari hanno ceduto. E poi hanno creato le basi per poterlo coltivare questo sogno, con una campagna di potenziamento invernale all’altezza delle aspirazioni. Al contrario del Palermo, per esempio, che ha fatto movimenti irrilevanti in entrata e ceduto il più affidabile, tecnicamente e fisicamente, fra tutti i suoi difensori.

Peraltro a Palermo c’è poco da sperare. Prima dovrebbe arrivare la condanna e non è affatto scontato. E, cosa non secondaria, non c’è alcun regolamento che dice che è la sconfitta dei play off a rimpiazzare un’eventuale retrocessa seppure proveniente dallo stesso campionato. Anzi, proprio l’esperienza del Palermo dovrebbe indurre a prudenza: qualche anno fa si preferì ripescare in C1 i rosanero già retrocessi piuttosto che promuovere la migliore perdente della C2. Non è un caso che, in maniera vaga, i commentatori affermino che si riaprono le speranze per il Palermo, cosa ben lontana dal sostenere che in caso di condanna del Parma sarebbe automaticamente serie A.

Fra l’altro, con quale prospettiva la si dovrebbe affrontare? Zamparini è stato chiaro: vendere per fare cassa. E il commissario liquidatore che ha le sembianze di Rino Foschi è già all’opera. In uno scenario del genere, ancor di più sarebbe necessaria una svolta e nuovo proprietario. Ma, ad onor del vero, in quanti hanno bussato alla porta del vecchio Zampa? In quanti oggi sarebbero disponibili a firmare un assegno in presenza di una chiarezza di bilancio pari ad una giornata di nebbia in Val Padana? Che la giustizia sportiva faccia il suo corso, che il Parma stia dove merita di stare, come del resto il Palermo. Noi siamo pronti a fare una scommessa: tutto resterà com’è. E non detto che già questo non sia un successo.

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