Fiammetta Borsellino, appello a Mattarella sui depistaggi: “Bisogna chiarire il ruolo dei magistrati”

Fiammetta Borsellino, la figlia del giudice Paolo Borsellino, si rivolge sulle pagine de La Repubblica al presidente Sergio Mattarella, capo del Csm (Consiglio superiore della magistratura), dopo la deposizione della sentenza sul Borsellino quater, dove le indagini svolte sulla strage di via D’Amelio sono state definite “uno dei più gravi depistaggi della storia italiana“, chiedendo lumi sui magistrati coinvolti nelle indagini. “Cosa fa il Csm? Perché questo reiterato silenzio sui magistrati che hanno avallato il falso pentito Scarantino?”, dice la figlia di Paolo Borsellino.

“Il fascicolo che a settembre era stato aperto sui magistrati non può restare vuoto. Bisogna fare chiarezza sulle gravi lacune procedurali che configurano addebiti di carattere disciplinare, lacune messe in risalto dalle motivazioni del Borsellino quater”.

Secondo le motivazioni alla sentenza depositate, furono “soggetti inseriti nell’apparato dello Stato” a indurre il falso pentito Vincenzo Scaratino a mentire sulla strage.

Fiammetta Borsellino continua nella sua ricerca della verità: “Voglio risposte tangibili, non parate in occasione del 19 luglio, per l’anniversario della morte di mio padre e della scorta”. E sui magistrati che hanno seguito le prime indagini dopo la strage, dice: “Alcuni dei magistrati che hanno avallato il falso pentito continuano a ricoprire incarichi importanti. Anna Palma è avvocato generale di Palermo, Carmelo Petralia è procuratore aggiunto a Catania. Nei miei incontri con gli studenti faccio sempre la lista delle domande che vorrei rivolgere a quei magistrati”. Domande come quella che rivolgerebbe a Ilda Boccassini “anche lei a Caltanissetta in quel periodo, ed era fra i pm che non credeva a Scarantino, vorrei chiedere perché autorizzò dieci colloqui investigativi dell’allora capo della Mobile Arnaldo La Barbera proprio con Scarantino, nonostante avesse già iniziato a collaborare con la giustizia”.  “Al magistrato Giuseppe Ayala, che nel 1992 era parlamentare, vorrei chiedere perché ha fornito sette versioni diverse dei momenti successivi alla strage, in cui si trovò fra i primi in via D’Amelio a tenere in mano la borsa di papà. E poco dopo scomparve l’agenda rossa”. Un’agenda su cui c’erano appunti importanti e che sparì dalla zona della strage. Un mistero che, 15 anni dopo tornò alla ribalta anche grazie a una foto della strage riemersa dagli archivi di Studio Camera.

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