La rete di Montante alla Regione: è caccia al supertestimone

In via degli Emiri è partita la caccia al supertestimone. Si cerca nella sede dell’assessorato delle Attività Produttive della Regione Siciliana il dirigente che avrebbe svelato particolari fondamentali sulla rete d’affari messa in piedi dall’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante. Scoprirne l’identità, infatti, porterebbe ad una più chiara visione di ciò che è accaduto negli anni in cui l’intera gestione del potere di uno degli assessorati cardine della Regione potrebbe essere stato sotto il controllo indiretto di Montante.

Come spesso accade, caduto in disgrazia il potente, si assiste alla ribellione di chi è dovuto sottostare (per paura, per ragioni di carriera o per semplice quieto vivere) a regole non scritte che hanno disegnato la mappa del potere reale dentro e fuori le stanze della Regione. In via degli Emiri ci si guarda in cagnesco: in molti sapevano e non hanno fiatato, figurarsi se i pochi che si sono esposti non passeranno adesso all’incasso.

La storia dell’Expo di Milano è l’esempio più lampante di come, anche dentro gli argini della legittimità, si siano creati percorsi agevolati. Oggi tutti sembrano volere dimenticare che accanto alle responsabilità politiche e di indirizzo ci sono anche firme di dirigenti e funzionari. Ed è anche per questo, come ha rivelato il quotidiano La Repubblica, che gli uomini della Squadra Mobile di Caltanissetta hanno fatto un blitz negli uffici dell’assessorato a Palermo, acquisendo gli incartamenti relativi alla partecipazione della Regione all’evento di Milano.

Chiunque sia questo supertestimone – dirigente o neo pensionato o funzionario con incarico apicale – è certo che avrà avuto gioco facile a ricostruire la rete di favori di cui già si malignava all’epoca dei fatti, tra pettegolezzi e mezze frasi che, chiuse nei meandri dei corridoi, hanno trovato soltanto dopo la caduta di Montante la strada di Tribunali e Questure.

Adesso sono in molti a tremare perché in molti ci hanno messo mani. E oggi che qualcuno di loro ha parlato, ritornano in mente la prudenza di chi, dopo avere spianato la strada, si è opportunamente defilato alla vigilia di Expo, l’avvicendamento degli assessori, le censure di dirigenti, il clima di sospetti, la quasi impossibilità di capire perché un’occasione che capita ogni secolo veniva gettata alle ortiche, il clima di sospetti e di litigiosità che gravava attorno all’operazione.

La pessima figura dal punto di vista organizzativo è stato l’ovvio risultato. Ma intanto chi doveva trarne beneficio il suo risultato l’ha portato a casa. A dispetto di imprenditori onesti, produttori, agricoltori, organizzazioni di settore e operatori culturali. Ora si accerterà se a dispetto anche della legge.