Barbara Fiorio: “La ‘Vittoria’ più grande è ricostruire il proprio futuro”

Barbara Fiorio per raccontarla non riusciresti a rendere l’idea, scrittrice, ma non basta, creatrice di una scuola per scrittori pigri, ma non basta, autrice di romanzi che lasciano tutti una traccia vivida, ma non basta, allora meglio lasciare la parola a lei per descriversi come si deve…

Vivo a Genova, dove sono nata il 1° novembre 1968. In quel momento mio padre mangiava polenta. Mia madre, no.
Formazione classica, studi universitari allo IED, un master in Marketing Communication, ho lavorato oltre un decennio nella promozione teatrale prima di fare moltissime altre cose, tipo la portavoce del presidente della Provincia di Genova, la problem solving a budget zero, la testimone di nozze o la scrittrice. Ho anche superato il 20° livello di My Muppet Show e sono diventata Imperatrice dei Muppet, titolo di cui vado molto fiera!
Ho due gatti, Giuggiola e Brodo, faccio un ottimo salame dolce e brucio spesso i fagiolini perché me ne dimentico, sono ghiotta di cioccolato fondente, non bevo caffè, ho una passione per Gaber, gli orsetti di gomma e la tinta unita, lancio fulmini e secondo alcuni leggo nel pensiero, cosa che non confermo e che comunque, spesso, mi annoia. Ho imparato mio malgrado che non tutti i rospi sono principi travestiti, ma resto convinta che comportarsi da principessa sia imprescindibile per una vita da favola (una teoria alla quale lavoro da anni senza risultati degni di nota).

E la tua “formazione letteraria”?
Ho iniziato a pubblicare con un piccolo saggio ironico sulle fiabe classiche C’era una svolta (Eumeswil, 2009) e poi sono andata avanti con i romanzi Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi, 2011), Buona fortuna (Mondadori, 2013 – “Buena suerte”, ed. spagnola per Suma de letras, 2014), Qualcosa di vero (Feltrinelli, 2015 – “Die wahren Märchen meines Lebens”, ed. tedesca per Thiele-Verlag, 2016) e Vittoria (Feltrinelli, 2018).
Non amo particolarmente scrivere racconti ma l’ho fatto volentieri per Einaudi (con “La gattara” per l’antologia “Gatti – I racconti più belli”, 2015) e per Morellini (con “Noi eravamo quelli che” per l’antologia “Genova d’autore”, 2017).

Non è mai un lavoro pulito amputare un futuro. Inizia così, anzi, finisce così una storia d’amore. Così viene raccontato l’inizio dell’addio nel tuo libro. Da qui prova a ricominciare Vittoria, la tua protagonista. Quanta polvere da smuovere ci vuole, secondo te, perché si reinventi la propria vita?

Reinventare la propria vita, rinascere, richiede un lavoro lungo e lento, questo credo che valga per tutti, ma in buona parte è comunque soggettivo. Quanta polvere si è accumulato? Quante macerie ci sono da rimuovere? Quali ferite, magari appartenenti all’infanzia, sono state riaperte? In che momento della propria vita succede?
Insomma, non ce l’ho una risposta a questa domanda. Ho la risposta se la domanda riguarda Vittoria, quello sì.
Vittoria subisce la fine di quella che per lei era una grande storia d’amore, La storia d’amore, e la subisce senza capire perché, cosa sia davvero successo da strapparle quel futuro in cui credeva così tanto. Non solo, la subisce a 46 anni, un’età non facile, in un momento in cui è in piena crisi creativa e senza lavoro.
La conosciamo totalmente disorientata, in un baratro nel quale, all’inizio, la vediamo precipitare sempre di più. E vediamo i suoi sforzi di rialzarsi in piedi nonostante la fatica immane, vediamo la sua ironia che ogni tanto sbuca e prova a strapparle un sorriso, vediamo le mani dei suoi amici che la sorreggono, che la nutrono, anche in senso letterale, vediamo la porta di casa sua aprirsi ad altre persone che vanno da lei in cerca di risposte e vediamo lei consegnare loro domande, spesso le domande giuste. Poi la vediamo pian piano rialzare lo sguardo, le spalle, la testa. E finalmente riconoscersi per quella che chi la ama sa che lei è.
Per riuscire a reinventare la propria vita deve seguire un percorso complesso e doloroso, deve capire cos’è successo, prima di accettarlo ed elaborarlo, e deve scoprire quanta forza, quante risorse, lei abbia nonostante non se ne renda conto. Deve imparare a darsi il giusto valore, deve costruirsi una nuova bussola e ritrovare il suo Nord.
Deve ricrearselo da sola, quel futuro che le è stato amputato.

In questo romanzo, una donna scopre di essere in grado di ricominciare contro tutto, disoccupazione, elaborazione di un lutto amoroso, vita avversa in genere. Lo fa con un imprevisto piano b, anzi, c, quasi, perché non lo aveva preventivato per nulla. Il mestiere poi ha del magico, dell’antico, la cartomanzia, ma rielaborata quasi come una sorta di psicoterapia fotografica. La risposta degna a certi mestieri fatti di nulla nella modernità?

Una possibile risposta. La fantasia e la creatività unite all’intelligenza e al buon senso ma anche alla professionalità possono essere una buona risposta sempre.
Vittoria cerca lavoro, qualsiasi lavoro purché retribuito, cosa non banale in Italia al giorno d’oggi, dove soprattutto i lavori di ingegno, di creatività, vengono pagati in visibilità, una visibilità fittizia che di certo non paga le bollette né rispetta il valore del lavoro artistico.
Ma quel lavoro non lo trova.
Così, un po’ per caso e un po’ per scherzo, comincia a leggere tarocchi. Non ci crede né ci crederà, ma il suo buon senso, la sua capacità di osservazione e la sua empatia saranno gli oracoli migliori.

Vittoria passa da preda a capobranco che salva altre prede da lupi famelici, praticamente applica la filosofia dell’aiuto che parte dal vedere se il tuo vicino sta bene o piange. La salvezza parte dallo spazio piccolo, una casa che diventa un centro di accoglienza di anime perse.

Vittoria riapre la porta al mondo, e il mondo entra e le parla, le racconta altre storie, alcune diverse dalla sua, alcune simili, alcune opposte. E lei comincia ad ascoltare, ad allontanarsi dal proprio dolore e dai propri problemi per concentrarsi su quelle persone che vanno da lei in cerca di una risposta che lei non crede affatto di poter dare con delle carte, ma la darà con la sua capacità di ascoltare, di porre i giusti interrogativi, di dare i consigli che darebbe agli amici, che gli amici darebbero a lei.
E quelle persone le restituiranno qualcosa di lei.

Non per anticipare nulla del finale. Ma Vittoria lascia aperta nel finale la strada di un nuovo amore, se si facesse le carte per se stessa, che cosa troverebbe nei sentimenti e nel futuro, Vittoria?
L’ho lasciata lì, pronta a esprimere nuovi desideri. Non so cosa troverebbe, so cosa ha ricominciato a desiderare, che è poi una delle sue conquiste importanti. Le auguro di tornare a dormire otto ore a notte, di non smettere mai di fare foto, di non farsi più togliere la leggerezza da nessuno e, un giorno, di indossare quel vestito rosso che desidera, che sia quello giusto per lei.

Nel libro ci sono massime da appuntare per i mali di questo mondo moderno. Da quello che emerge non è solo una storia, ma una analisi attenta del narcisismo pericoloso e distorsivo che abbiamo sui social e la tendenza a semplificare, come scrivi, le semplificazioni fanno più danni dei cinghiali nell’orto. Ma anche in questo mondo del lavoro spesso orientato a fuffa e sottopagamento.
È il nostro mondo, il nostro periodo. Stiamo sui social, parliamo quasi solo di noi stessi, rincorriamo consenso e quei quindici minuti di gloria di cui prediceva Warhol. È un’epoca in cui il narcisismo trova molto terreno fertile e può essere nutrito in abbondanza, quindi chi ne ha alcuni tratti trova lo spazio di cui ha bisogno per farli esplodere. Con buona pace per chi resta colpito da quell’esplosione, come succede a Vittoria quando Federico la schiaccia sotto il proprio ego ipertrofico, senza mai assumersene la responsabilità.
Con ciò non voglio dire che i social siano solo il male, ci mancherebbe, offrono anche molte occasioni belle, positive, utili. Come, del resto, capita a Vittoria: alla fine è proprio grazie ai social che torna ad aprire quella porta di cui dicevamo prima.
E anche lei ha a che fare con la “fuffa”, anche lei viene soppiantata dal tizio senza esperienza né professionalità che però impera sui social, dove trascina folle di seguaci, e allora ecco che, cito, “anni di studi, di esperienze, di competenza maturata sul campo non possono battere il dilettante seguito su Instagram. L’impuro fa verità, oggi, non più imperizia”.
Ecco, io spero che torni presto una scelta di qualità, un’attenzione maggiore alla professionalità e all’esperienza, una meritocrazia che punti all’eccellenza, non alla mediocrità o all’effimero successo da social.

Flaubert disse che lui era Madame Bovary, Vasco confessò di essere Sally della sua canzone. Tu diresti che sei Vittoria, o solo che Vittoria ti appartiene in qualche aspetto?
Sicuramente Vittoria mi appartiene in qualche aspetto, come anche altre protagoniste dei miei romanzi. Ma ha anche una sua personalità, fa cose che io non faccio (le fotografie, la lettura dei tarocchi) e che forse non avrei mai il coraggio di fare (far entrare sconosciuti in casa, per esempio). In fondo, almeno per me, i personaggi sono come figli: hanno qualcosa di noi ma anche qualcosa di esclusivamente loro, che noi autori dobbiamo saper riconoscere, lasciar uscire e valorizzare.

Intervista a Barbara Fiorio, scrittrice e autrice del libro Vittoria, oltre che creatrice di una scuola per scrittori pigri

Musica, Roy Paci lancia il suo “Salvagente”. C’è anche Willie Peyote

Dopo il successo dell’ultimo album Valelapena e con la partecipazione nel Febbraio 2018 al Festival di Sanremo insieme a Diodato, con il brano “Adesso”, il trombettista e autore siciliano Roy Paci presenta un nuova fatica, questa volta con la partecipazione ...
Leggi Tutto
La donna tonda è bella

Ragazze al mare, consigli per dimagrire. Ma la donna tonda è bella, anzi sexy e alla moda

Se proprio non riuscite a convincervi che anche la donna tonda è bella, anzi sexy, ecco dei piccoli trucchi suggeriti dai nutrizionisti per indurre la mente a "distrarsi" dal pensiero del cibo Siete in crisi per aver fallito la prova ...
Leggi Tutto
Francesco Benigno

L’attore Francesco Benigno condannato per le minacce via Whatsapp al dj Sasà Taibi

Dovrà pagare una multa di 300 euro, risarcire la vittima con 1.500 euro e pagare le spese processuali L’attore palermitano Francesco Benigno è stato condannato dal giudice di pace a seguito del procedimento penale che si è chiuso ieri. Benigno ...
Leggi Tutto
malinconia, donna in riva al mare

Assostampa: “Trattare le notizie di suicidi con responsabilità ed evitando sensazionalismi”

Assostampa Trapani ha rivolto un appello ai colleghi giornalisti, affinché le notizie riguardanti i casi di suicidio vengano a trattate con responsabilità ed evitando i sensazionalismi. Il richiamo arriva in seguito al suicidio di una giovane di Marsala e di ...
Leggi Tutto