Il mondo di ieri e la politica del futuro

Siamo a un punto di svolta nella politica. Anche nella nostra Italietta come nell’intero pianeta. Credo si possa dire, senza per questo voler passare per analista globale, per medico di tutti i mali. Credo si possa dire proprio per stare più sulla terra, e non cercare di allontanare dalla realtà l’esito di quello che non riusciamo a capire.

Bisogna essere modesti e sinceri: sino a una ventina di anni fa nessuno avrebbe previsto quello che sta avvenendo nel mondo:

– Una globalizzazione che non riusciamo a vedere come un’opportunità, ma solo come un tornado che spazza senza pietà le nostre deboli certezze provinciali.
– Una tecnologia e uno sviluppo della biofisica, che anziché interpretare come i regali di uno spettacolare processo di crescita, sentiamo come mostri ostili e nemici.
– Lo spacchettamento dei punti di equilibrio mondiale che, da Ovest ed Est (America e Russia) ha visto l’ingresso di nuovi colossi: Cina, India, Canada, l’Africa tra poco. Con un’Unione Europea afasica e indebolita.
– Un’emigrazione talmente vasta, veloce e incontrollabile che – anche è qui è la paura – viene vista maggiormente come un pericolo proprio dove invece, se regolata, sarebbe una grande opportunità positiva.
– I nuovi movimenti politici che sono sorti, che non siamo riusciti a prevedere, che ci appaiono solo come manifestazioni di inferiorità culturale portatrici di grandi rischi per quelli che consideriamo i nostri valori più sacri.

Anche noi – wasp latini –, un tempo acuti interpreti del mondo, siamo spiazzati, terrorizzati, increduli di fronte al sussulto della crosta terrestre della politica e delle regole di convivenza sociale.
Non vorrei che a questo punto pensaste che io voglia mostrarvi il lato umano di Salvini ed Orban o quello intelligente di Di Maio e Maduro. Tranquilli, è impossibile. Cerco invece di capire insieme a voi come rispondere a questi interrogativi.  Come tagliare le cento teste di questa Idra mostruosa che è il sovranismo populista.
Promettono la fine delle vecchie regole, in cambio dell’inizio di un’età dell’oro che pone il cittadino in diretta connessione col potere.  L’ipotesi di una giustizia sommaria e tanto letale quanto imbellettata di sontuosi ermellini e di pomposa prosa giuridica. Sostegni economici a pioggia nel sud, dove già l’assistenzialismo politico ha creato un welfare velenoso, e liberismo sovranista in un Nord che da tempo ha la malriposta “consapevolezza” che economicamente possa fare a meno dell’Europa.
Un quadro ammaliante che affascina e che consola. Una storia che accalappia quello che noi (nel vecchio lessico di sinistra) ci ostiniamo ancora a chiamare popolo, classe lavoratrice, quelli che stanno indietro.
Dimenticando che già nel 1994 il partito più votato tra gli operai Fiat (allora ancora italiana) fu Forza Italia del noto “marxista” Silvio Berlusconi.
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