Un rinoceronte viola e un coccodrillo verde giocano insieme: l’uguaglianza vista dai bambini in ospedale

Una mia cara amica mi ha mandato una serie di foto con dei giocattoli. C’erano alcuni animali. Un rinoceronte, un coccodrillo, un ippopotamo. E pure una giraffa.

Un rinoceronte viola e un coccodrillo verde giocano insieme: l'uguaglianza vista dai bambini in ospedale

Devo dire che quelle foto per un attimo mi hanno reso geloso e invidioso. Geloso perché con quei pupazzetti ci hanno giocato dei bimbi con cui avrei voluto essere anche io. La mia amica li vede ogni giorno. E questo mi fa essere invidioso. Non come quando ti mettono sui social le foto dei posti di vacanza mentre tu sei in qualche inferno personalizzato, quelle con le didascalie “ah che brutta vita che faccio”, no.

La mia amica baratta spesso quei panorami mozzafiato per stare con loro. E anche io sto cercando di capire come fare. Sono bambini speciali, che devono tirare fuori il meglio di loro per non cedere al peggio. Che hanno in sorte qualcosa che gli si sarebbe evitata volentieri. Quando guardo quella foto vedo subito tanti colori tutti insieme. E mi piace.

Chi ha fatto quel gioco, lo ha fatto per distrarsi da qualcosa di più serio. E per farlo si sarà messo d’impegno. Come quando eravamo bambini noi che se una cosa ci prendeva, mentre la facevamo incastravamo la lingua in mezzo ai denti. Tanto non dovevamo mica parlare, dovevamo agire.

Il bimbo che lo ha fatto, ha progettato, ha creato una fila indiana, davanti a tutti c’è un leone. E poi c’è un coccodrillo allegro che prova a infilarsi tra gli altri. Ha deciso che un rinoceronte e un coccodrillo potevano benissimo stare vicini. Senza vomitarsi addosso odio, fame atavica o considerazioni varie. Perché quando stai male, che sia in ospedale come loro, per strada o in cammino verso la tua salvezza o in mare verso qualcosa che non conosci, di tutto hai bisogno tranne che di odio, fame o considerazioni varie.

Questo gioco sarà stato fatto magari da più bambini, arrivati lì dopo che la scuola qualcosa gli avrà insegnato. A sedersi accanto al compagno di banco sconosciuto. A scrivere in bella copia. Gli avranno insegnato la bella e la brutta. E loro scrivono, tirando fuori la lingua perché i primi tempi scrivere è un impegno mica da poco.
Perchè i pensieri spontanei magari non ti vengono su bene, che sei arrabbiato col tuo compagno di banco che ti ha fatto sbagliare.

In bella stai più attento, migliori i tuoi pensieri. E poi quando torni a giocare che hai finito di scrivere in bella, manco ci fai caso che hai messo accanto un coccodrillo e un rinoceronte. Manco noti che uno è verde e l’altro è viola. E chi lo ha stabilito che un verde e un viola non possano provare a camminare insieme e aiutarsi? Non ti frega che tutti ti dicano che la giraffa rossa dovrebbe aver paura del leone verde.
Quelle sono cose da grandi.

La mia amica mi racconta che però il colore lo guardano ogni tanto, nel reparto di oncologia dove lavora. Come quei due bambini, uno bianco e uno nero. Che giocavano insieme. E quello bianco se ne è accorto che quello nero aveva qualcosa in apparenza diversa. E glielo ha detto. “Io e te siamo diversi, io sono con la pelle bianca e tu sei scuro”, poi lo ha guardato meglio. Lo ha studiato di nuovo e ha deciso: “No pensandoci bene, siamo uguali, perché siamo tutti e due senza capelli“.
Il resto, sono cose da grandi.

Io non vedo l’ora di conoscere loro, per capire come possono convivere un rinoceronte viola e un coccodrillo verde.