Studenti, niente ciabatte e pantaloncini: altrimenti niente esami. Lo scrive su Facebook un prof dell’Università di Palermo

Universitario avvisato, mezzo salvato. È questo il senso della nota informativa diffusa dal Dipartimento di Biomedicina Sperimentale e Neuroscienze Cliniche dell’Università di Palermo che ha un destinatario preciso: lo studente sciatto. Il professor Francesco Cappello adotta segni e linguaggio inequivocabili e avverte che non ci saranno deroghe. Su Facebook ha fatto girare un post rivolto a tutti coloro i quali dovranno sostenere esami nella prossima sessione e a chi dovrà soltanto verbalizzarli. Ingresso vietato a chi non avrà un abbigliamento decoroso e rispettoso del contesto accademico. Traduzione: niente pantaloncini e ciabatte.

Inutile dire che il post ha fatto il pieno di consensi, con una netta prevalenza di docenti che si sono schierati compatti a fianco del collega. Quello del decoro è un tema che, per quanto comprensibile, espone la comunità accademica (ma si potrebbe dire scolastica, visto che nei licei la musica non è diversa) a diverse insidie.

È poco decorosa una studentessa che si presenta con gonna pantaloni e sandali? E chi misura il decoro di un décolleté più o meno accentuato? E vogliamo parlare anche dei capelli o dell’igiene personale, cose non secondarie se l’argomento è il decoro? Il vero nodo è che in assenza di regole non basta la decisione estemporanea di un docente per risolvere ciò che si ritiene essere un problema. Mancano le regole – per fortuna o purtroppo, direbbe Giorgio Gaber – su una materia nella quale il giudizio è assolutamente soggettivo. Ci si dovrebbe affidare al buonsenso di professori e studenti, niente altro che a questo. Ogni altro passo in una direzione (rigore) o nell’altro (poco formalismo) ci conduce in un territorio assai scivoloso. Piaccia o meno, oggi su Facebook si discute anche di questo ed è l’ennesima prova di come i tempi cambiano. Se la macchina del tempo ci consentisse un viaggio a ritroso di qualche decennio le nostre pagine racconterebbero in tempo reale di Facoltà occupate e di conflitti generazionali. The times are changing… Rievochiamo ancora Gaber: per fortuna o purtroppo?

Per i miei studenti, in previsione delle prossime sedute d'esame.

Pubblicato da Francesco Cappello su lunedì 11 giugno 2018