Orlando un anno dopo: Palermo capitale della cultura. E poi?

È passato un anno dall’ennesimo e prevedibilmente ultimo trionfo di Leoluca Orlando, incontrastabile sindaco di Palermo. E a dirla tutta tale nozione del tempo sembra suggerirci una considerazione sconfortante: sembra trascorsa un’era geologica, forse perché dal punto di vista amministrativo di atti di rilievo, in questi 12 mesi, non se ne sono visti poi tanti.

La rassegna stampa, più che altro, ci propone sbrodolamenti su Palermo capitale della Cultura, risultato che soltanto in parte può essere ascritto a merito di Orlando e che comunque appartiene al suo prezioso lavoro preparatorio effettuato nel precedente quinquiennio. Per il resto paghiamo ancora pegno sulla questione rifiuti, tanto che la parola munnizza è stata ormai sdoganata e fa parte del lessico acquisito dai tanti turisti che dal cielo e dal mare si presentano a Palermo.

Il palermitano sarà vastaso ma è fuor di dubbio che esiste un problema di capacità gestionale delle risorse umane e finanziarie. E se Orlando era bravo per avere scelto Ettore Artioli alla fine degli anni ’90, come definirlo in un tempo in cui non gli si può proprio attribuire lo stesso tocco magico nella selezione della classe dirigente?

Stesso discorso con la Giunta. Anonima e per lo più priva di slancio vitale, forse sufficiente per amministrare, ma governare è un’altra cosa. La speranza è che i prossimi 4 anni siano meno statici. E prima di cambiare pagina, una domandina: ma i soldi della tassa di soggiorno (tassa di scopo, non dimentichiamolo e come tale da reinvestire nel turismo) è stata davvero destinata quasi interamente e da anni per Manifesta? E se così fosse, a nessuno sorge il dubbio che forse tale destinazione è al limite della legittimità?

Questo tema apre a ruota anche la successiva parentesi destinata alle opposizioni. Fabrizio Ferrandelli è lo sconfitto dello scorso anno, il principale e non il solo, perché se da un lato è vero che i Cinquestelle trascinati da Ugo Forello sono entrati per la prima volta in Consiglio Comunale, è altrettanto vero che l’esito delle Regionali e soprattutto delle Politiche hanno dimezzato il valore di quello storico risultato.

Ferrandelli, come era prevedibile, ha perso per strada le sue truppe. Sono rimasti in 3, come nel celebre stornello di Domenico Modugno. L’unica cosa positiva di questi mesi è l’essere uscito indenne dall’inchiesta giudiziaria che probabilmente gli tolse l’anno scorso il sorriso e qualche punto percentuale. Nonostante il riavvicinamento ai dem, l’opposizione dura e pura rimane nelle sue mani e in quelle più gentili e non meno sapienti di Sabrina Figuccia, detta lady comunicato stampa. Ne piove uno al giorno sui tavoli delle redazioni e quasi mai forzato, segno che gli argomenti per contestare non mancano. Non pervenuta l’opposizione di Forza Italia. Ma questa a Palazzo delle Aquile non è più una notizia.

A tinte forti, Parco delle Madonie

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