Federico Fricano, storia di un campione speciale

È un’altra grande vittoria quella portata a segno da Federico Fricano, atleta siciliano, cintura nera IV Dan di Taekwondo che lo scorso 10 giugno, in Bulgaria, ha conquistato un oro al “2018 European Para Taekwondo Open”, nella categoria Poomsae Under 30 – P20. Un titolo che si aggiunge a tanti altri, ma che ancora una volta desta emozione. Soprattutto in chi a quel fratello ‘speciale’, affetto dalla sindrome di Down, ha visto con orgoglio muovere i primi passi in questo sport.

“Federico – racconta la sorella Martina – fa Taekwondo da circa 15 anni, da 9 anni è seguita dai fratelli Lo Dolce della Gymnasium Club di Casteldaccia. Dal 2014 gareggia con i disabili, mentre fino ad allora aveva gareggiato, a livello regionale, con i normodotati. Si è sempre dedicato soprattutto alle forme, perché nel combattimento c’è un controllo che per le sue disabilità non può avere ma che sta imparando ad assumere e a gestire”.

Negli ultimi anni Federico ha conquistato titoli nazionali, europei, mondiali, ma mai aveva raggiunto la vetta più alta d’Europa, fermato ogni volta sempre dallo stesso avversario. Domenica scorsa finalmente il primo posto, assieme anche a quello del compagno di squadra Antonino Bossolo, che ha vinto nei combattimenti. “Federico batte l’eterno rivale russo e si qualifica campione d’Europa! E io piango”, così Martina ha annunciato la vittoria del fratello su Facebook, che per la prima volta è riuscita a vedere gareggiare dal vivo. “Un’emozione indescrivibile”, così come ad ogni gara.

E come non ricordare i primi tempi in palestra e la tanta strada da allora fatta: “Lo sport ha aiutato Federico tantissimo sia a livello fisico che mentale. Soprattutto nelle forme – continua a raccontare Martina – c’è bisogno di equilibrio, di mantenere un certo stile, di memoria e di coordinazione, cose che di base in lui sono deficitarie ma che, a poco a poco, è riuscito ad acquisire con l’allenamento. Io mi ricordo i primi tempi in palestra assieme, Federico faceva le forme solamente se io e il Maestro eravamo accanto a lui. Poi, col tempo, ha imparato a memorizzare i vari movimenti e a fare le cose da solo. Come un atleta. D’altra parte, come ha anche detto il suo Maestro, Federico lo sport non l’ha mai praticato a scopo terapeutico, da ragazzo disabile, ma da sportivo”.