Ricky Mena, lo Spiderman che aiuta i bambini negli ospedali

Chi ama Spiderman ama la sua frase mantra. Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità. Anche se questi poteri sono arrivati tra capo e collo e forse in quel momento eravamo a pensare alle rate del mutuo. La verità è che quando il dottor Destino (tanto per restare in tema fumetti) decide che tocca a noi, la maglia va sudata e l’ombra non si trova nemmeno a pagarla.

Lui è Spiderman, se non ci credete sono problemi vostri. Sotto quel costume si nasconde un ragazzo di trentaquattro anni, si chiama Ricky Mena. La sua storia è articolata e fatta di trame come un origami di ragnatela.

Nel 2014 Ricky sta attraversando un periodo finanziario orribile, la precarietà fa sentire il suo alito gelido. Mentre sta pensando a come sfangarla, un giorno si addormenta e fa un sogno. Sua nonna gli mette un braccio sulla spalla e lo porta in un vecchio edificio dove c’è un proiettore, nel film mostrato ci sono delle porte da ospedale e di quel film lui stesso è il protagonista che apre le porte ed entrando vede tanti bambini con i tubicini e le flebo, distesi nel letto. Lui però sorrideva e regalava giochi. A quel punto nel percorso onirico, chiede a sua nonna cosa vuole da lui. E lei risponde “questo sei tu e quando ti sveglierai questo è ciò che farai”.

Se Peter Parker decise di diventare Spiderman per onorare lo zio, Ricky non si allontana di tanto e decide di tener fede al dettame della nonna. Il giorno dopo pensa che per fare quello che gli è stato chiesto vorrebbe vestirsi da supereroe. Ma non uno qualsiasi, uno come lui deve incarnare un eroe un po’ sfigato, che le prova tutte, che salta da un tetto all’altro per essere ovunque e non sa nemmeno come arrivare a fine mese. Chi meglio del lanciaragnatele? E così, visto che i costumi in giro non lo soddisfano, vende la sua macchina per farsene fare uno apposta, per essere del tutto credibile.

Le prime “missioni” sono clandestine, alcuni amici lo fanno entrare di nascosto nei reparti oncologici dove hanno un figlio, un nipote. Lui va con lo zaino, si chiude in bagno e poi esce Spiderman, fino a che qualche dottore non lo scopre e non lo allontana anche se spesso garbatamente, capendone le intenzioni. Pian piano, grazie alle mail mandate e al passaparola, Ricky ha sempre più richieste, va in reparto, gioca con i bambini e come vedete in foto, si ha un brivido, per quanto sembri davvero Spiderman.

Dopo un po’ di tempo arriva il nemico vero, quelli come Goblin, che sconfiggerlo non è facile per nulla. Una mamma per la prima volta, dopo averlo visto all’opera con suo figlio gli chiede se può tornare. Il bimbo ha una malattia terminale e gli restano pochi giorni, sarebbe bello se l’Uomo Ragno lo accompagnasse dolcemente. E così fa. Pian piano inizia anche a tenere compagnia a chi in questo mondo ci ha provato a starci ma senza quel futuro da coniugare a lungo termine. Bambine e bambini, sempre di più, hanno la mano di Ricky da stringere mentre tutto deve essere lasciato. Una mano guantata rossa e blu. Con le ragnatele disegnate perfettamente. Ora Ricky ha una sua fondazione, Heart of a Hero, raccoglie fondi per comprare giocattoli e per stare accanto ai bimbi, oltre che finanziare la ricerca.

Perché questo mondo un senso prova a darcelo, solo che a volte, guardati così, sembriamo ridicoli. Poi mettiamo un costume perché qualcuno ci ha chiesto aiuto. Magari dobbiamo anche restituire qualcosa, in gratitudine per essere ancora a questo mondo. E allora indossiamo una maschera che però ci fa sembrare molto più veri. Un costume e andiamo a tendere la mano a chi ci vuole accanto anche sottovoce.
Perché da grandi poteri, derivano grandi responsabilità. Ma lo abbiamo già detto.


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