Depurazione delle acque reflue, sanzioni dell’Ue: in Sicilia il 18% degli impianti non è attivo

L’Ue sanziona l’Italia per la depurazione delle acque reflue: multa da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa in norma di oltre 100 centri urbani al momento sprovvisti di adeguati sistemi di trattamento delle acque reflue. Una sanzione che coinvolge in gran parte la Sicilia, dove il 18% dei depuratori non è neanche attivo.

La Corte di giustizia dell’Unione europea bacchetta l’Italia per l’ennesima volta infliggendo una sanzione da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di oltre 100 centri urbani o aree sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue. E in Sicilia siamo al paradosso: oltre il 17% dei depuratori presenti nell’Isola non funziona, nonostante già quattro anni fa sia stato individuato un commissario straordinario per la depurazione delle acque, col compito di porre in essere gli interventi necessari alla messa in funzione dei macchinari. Già nel 2015 per per la Sicilia era stato nominato un commissario ad acta per la depurazione. A ricoprire l’incarico era l’ ex assessore regionale all’Energia del governo Crocetta. Lo scorso anno, invece, è stato nominato dal Governo Gentiloni un commissario unico nazionale per la Depurazione. L’incarico è stato affidato al professore Enrico Rolle“. Lo dice il deputato regionale del M5S Nuccio Di Paola, componente della commissione Ambiente dell’Ars, che ha chiesto la convocazione urgente di un’audizione in quarta commissione a Palazzo dei Normanni del commissario straordinario unico per la depurazione Enrico Rolle, del presidente della Regione Nello Musumeci e dell’assessore al ramo Andrea Pierobon per verificare lo stato di avanzamento degli interventi.

In Sicilia, stando ai dati dell’Arpa e contenuti nel ‘Report controlli 2017’, infatti, esistono 438 impianti di trattamento delle acque reflue urbane, ma appena il 17,5% dei macchinari opera attualmente con autorizzazione allo scarico in corso di validità; la restante parte, invece, in assenza di autorizzazione o con autorizzazione scaduta o è destinatario di decreti di diniego allo scarico.

Il 18% degli impianti, poi, non è attivo (ovvero realizzato ma non è connesso alla rete fognaria, esistente ma non attivo o in stato di by-pass). Dai dati raccolti dall’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente, infine, emerge che già nel 2016 non tutti i macchinari erano stati dotati dei campionatori automatici in continuo collegati a misuratori di portata, previsti da una circolare dell’assessorato regionale all’Energia.

“I dati dell’Arpa in nostro possesso – aggiunge Di Paola – fotografano una situazione inqualificabile. È evidente che se in Sicilia gli impianti non funzionano la responsabilità è di chi pur avendo il compito di vigilare e ottemperare ai rilievi mossi già 4 anni dalla Corte di giustizia dell’Ue, non lo ha fatto e di sicuro non possono essere i siciliani a pagare per servizi che fra l’altro non hanno”.

“Già nei mesi scorsi – conclude il parlamentare – avevamo invitato i cittadini a chiedere il rimborso del canone per la depurazione delle acque reflue, caricato in bolletta dai gestori del servizio anche in quartieri o città dove i depuratori non sono attivi, come ad esempio nel caso di Caltanissetta. Oggi rilanciamo e invitiamo i siciliani a segnalarci altre anomalie”.


Papa Francesco a Palermo

Papa Francesco, facci pregare nella Chiesa che vogliamo

Ragionare sul Papa e sui motivi che determinano le sue scelte è assai complicato. Innanzitutto perché ci si confronta con ...
Leggi Tutto