L’uomo che ascolta le storie d’amore

Non c’è nulla di così sleale e corretto insieme, di incerto e rimesso al libero arbitrio di lui. Sì, l’amore. Oggetto di poeti maledetti che pur volendolo recintare in parole, mai ne trovano di definitive. L’amore che dissero “accoglie e perdona, fatto per gente dalla bocca buona, di fradicia letizia, che assolve tutto, pure l’ingiustizia”, lasciato pascersi di cibo raffinato nei salotti, che sarebbe meglio imparasse a risporcarsi le mani e non fosse solo contento di rimirarsi. Amore, parola abusata e sgualcita da tesi difensive monotematiche da post delusi. Eppure.

Eppure questo demone perfetto e burattinaio insieme, feticcio e traguardo di partenze, non chiede altro, a volte, che di raccontarsi riuscendo a farsi sentire in uno zoo di esseri umani che credono di essere liberi. Non chiede altro che di capire, perché le labbra che si accostavano ora si allontanano e i profumi che prima sapevano di casa ora sono pugnalate al costato di lontananza. C’è chi ha scelto di ascoltare, senza giudicare, solo capire. Quest’uomo si chiama Salvino Sagone. A Milano, durante le manifestazioni letterarie o di poesia, prende lo strumento più facile per far riposare membra stanche e sospiranti, una sedia. Una è per lui che guarda negli occhi l’interlocutore e chiede di raccontargli la sua storia d’amore. Una follia? Forse, chi vuole raccontare le proprie distonie di cuore ad un estraneo? A quanto pare tutti, visto che e scriviamo al popolo virtuale ogni giorno. Al contempo però, ci fa paura guardare negli occhi chi ci sfida senza l’arma qwerty e il monitor.

Salvino ascolta, si immedesima e addirittura consiglia, vive la tua storia e la fa sua. Qualcuno direbbe che in questa epoca di monologhi è un rivoluzionario. E forse, visto da dove è nata l’idea, la rivoluzione è travisata bene ma c’è. Salvino vide in Uruguay un ragazzo che faceva così e decise di imitarlo. Il Sud America, terre di rivoluzione, corruzione, colpi di stato e resistenze sotterranee per non sparire, ovvero ciò di cui si nutre forse un po’ anche l’amore. O no? Lui stesso visse una storia meravigliosa, quarant’anni fa conobbe la sua compagna per un pranzo di lavoro a Milano, fecero la pazzia di spostarlo a Venezia, dove non fu più lavoro, o meglio fu un lavoro diverso. Il mestiere dell’amare con pazienza. Dice che prima o poi, anche se ascoltare gli piace, passerà il testimone. Già. In questa epoca di saccenza e tuttologia, di finta empatia, di righe scritte e di poco gesto, di descrizione della miseria ma senza avvicinarsi troppo che a casa ci aspettano, chi avrebbe questo barbaro coraggio di prendere due sedie e dire ad un estraneo: “Raccontami il tuo amore, ti ascolto”? Già, chi? Come diceva il poeta, prima che il vuoto tutti ci divori, che venga, venga presto il tempo in cui ci si innamori. Prima che il vuoto tutti ci divori.

L'amore non chiede altro, a volte, che di raccontarsi. E c'è chi ha scelto di ascoltare, senza giudicare, solo capire. Si tratta di Salvino Sagone