Parla Lannino, il fotoreporter che per primo documentò la strage di Capaci: “Il 23 maggio ormai è tutto un teatrino”. E oggi racconta la mafia a Bologna

“Questo 23 maggio è diventato un teatrino”. Secco e lapidario il giudizio, sette parole sussurrate, quasi per giustificare il suo no, il suo fermarsi dopo un quarto di secolo. Franco Lannino è stato il primo fotografo a documentare la strage di Capaci. Perdonateci la metafora, le sue foto puzzavano ancora di tritolo tanto fece presto a raggiungere il luogo in cui cambiò per sempre la concezione di mafia e la maniera di contrastarla.

Franco Lannino: Dalla mafia alle periferieEppure dopo 25 anni passati a documentare l’obbligo di non dimenticare, Lannino ha scelto l’esilio. Oggi sarà a Bologna, sempre con la macchina fotografica in mano e con il suo archivio nella valigia, a raccontare ai bambini delle scuole elementari e ai ragazzini delle medie cosa è stata Palermo negli anni ’90.
Due mostre che orgogliosamente parlano del capoluogo siciliano più di qualsiasi trattato di sociologia. C’è la sua vita dietro quegli scatti, perché 25 anni fa chi faceva questo mestiere lo faceva con la testa e con il cuore. Non si dovrebbe? Spiegatelo a chi ha visto morti ammazzati di ogni fattispecie, incaprettati o saltati per aria, famosi e gente di strada. Ditelo alla generazione dei Lannino che nella professione del reporter non si mette cuore ma solo tecnica e che ogni scatto altro non dovrebbe essere che un fredda testimonianza dei fatti. Ditelo a loro, ai Lannino, ai Michele Naccari e poi scansatevi. Così, per prudenza.
Ebbene dopo 25 anni di commemorazioni è uscito quel sibilo che a molti resta in gola: “È diventato tutto un teatrino”. E allora la scelta di Bologna diventa un’altra maniera di essere fotografo e non dimenticare l’impegno civile, un’altra maniera di ricordare Giovanni Falcone, la moglie Francesca e tutti i ragazzi della scorta che erano diventati quasi amici per tutte le volte che li aveva fotografati nelle pause di lavoro. Oggi alle Caserme Rosse, un luogo di aggregazione che ha mantenuto il clima delle antiche case del popolo, debutta la mostra “Visioni periferiche“, il racconto della Palermo degli anni ’90. Domani sulle pareti di Senape è la volta della retrospettiva sulla mafia, con un titolo da smorfiare: “Palermo fa 90″. Il numero della paura, un’esposizione che ricostruisce il decennio più terribile: quello delle stragi. E dei depistaggi.

Mostra del fotografo Franco Lannino a Bologna