Pd, Rubino sulle liste di Bianco a Catania: “Idea balzana nascondere simbolo”. E sul futuro dei dem: “Azzerare tutto, ripartire dai territori”

Il 10 giugno è ormai alle porte, le elezioni amministrative si avvicinano e i partiti scaldano i motori. Per il Pd siciliano, la tornata elettorale rappresenta un punto fondamentale, una chiamata alle urne il cui risultato potrebbe dare la spallata definitiva, dopo le sconfitte delle elezioni regionali e la batosta in quelle politiche, o un punto di partenza verso il rinnovamento. I dem si presentano a questa tornata elettorale senza aver proceduto al ricambio della classe dirigente legittimato da una fase congressuale, con Matteo Renzi che, pur avendo rassegnato le dimissioni da segretario, non lascia molti margini di operatività al traghettatore Maurizio Martina, potendo contare sulla maggioranza dei parlamentari eletti e interna al Partito. Servirà, dunque, attendere ancora prima di capire chi comanda nel Pd.

E in Sicilia? Per capire come si affaccia il Partito Democratico alle elezioni amministrative nell’isola abbiamo raccolto l’analisi di Antonio Rubino, leader dei Partigiani dem, componente fortemente critica con la gestione di Matteo Renzi (e di Davide Faraone a Palermo).

Rubino, la Sicilia alle scorse elezioni politiche è stata una roccaforte Cinquestelle. Al nord il Centrodestra l’ha fatta da padrone e in Sicilia ha vinto le regionali. Il Pd è terza testa di serie oggi?

Appartengo a quella categoria di dirigenti politici che non pensa che una sconfitta clamorosa, come quella del 4 marzo, sia attribuibile al fatto che gli elettori non ci hanno capito. Non siamo stati all’altezza della sfida, liste sbagliate ed una proposta politica confusa. I cinque stelle hanno offerto un messaggio di speranza e una idea di cambiamento che ha trovato la fiducia degli elettori. Ma quando la speranza si trasformerà in delusione, quando le loro idee si riveleranno impraticabili e quando il governo più reazionario della storia mostrerà sul suo vero volto, il Pd dovrà farsi trovare pronto ed all’altezza di passare dalla terza alla prima testa di serie. Noi Partigiani Dem daremo il nostro contributo.

A Catania Bianco non ha voluto i simboli di partito, un po’ sull’esempio di Orlando a Palermo. C’è una personalizzazione dei candidati che mette da parte la storia dei partiti?

L’idea balzana che nascondendo i simboli dei partiti si diventa civici e si raccoglie consenso trasversale la considero errata. Enzo Bianco è un dirigente del Pd e prima di altri avrebbe dovuto pretendere che il suo partito fosse presente alle amministrative di Catania, Se un partito non si presenta agli elettori con la propria faccia, se si nasconde, rischia di scomparire perché non se ne capisce più la funzione. Lo pensai per Palermo e lo penso per Catania.

Visti i risultati non esaltanti delle ultime tornate elettorali siciliane, come giudica la mancata fase congressuale? I tempi erano stretti, certo, ma come sono state condizionate le scelte per le amministrative del 10 giugno?

All’assemblea nazionale di sabato scorso abbiamo consegnato al Paese  un’immagine del Pd devastante. Ormai parliamo solo di noi, delle nostre liti senza nemmeno riuscire ad innescare un meccanismo di reazione. Va azzerato tutto ripartendo dai territori, dai Sindaci, dai segretari di circolo e da una straordinaria classe dirigente rinnovata che c’è nel nostro partito e che deve essere protagonista della ricostruzione. Nonostante la fase difficile del Partito, alle amministrative di giugno, abbiamo messo in campo una squadra competente e con una visione innovativa per quelle comunità. Dove ci siamo presentati uniti abbiamo innescato anche quel giusto entusiasmo che può consegnarci qualche bella sorpresa.

Cosa succederà all’indomani delle amministrative? Ci sono delle valutazioni che si possono già fare adesso o tutto dipenderà dal risultato?

Dopo le amministrative inizierà, con l’autunno, la fase congressuale a tutti i livelli. Mio auguro che saremo in grado di celebrare  un congresso che, per davvero, si concentri sui contenuti, che discuta di come ripartire e riorgarnizzarci e che ci rimetta in sintonia col Paese. Se faremo solo una conta fra correnti rischiamo l’estinzione perché la nostra gente è davvero stanca.

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