Le nozze di Figaro al Teatro Massimo con Maria Mudryak. E un pizzico di Rivoluzione

Non tutti sanno che lo spettacolo teatrale “Le nozze di Figaro” di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais fu una specie di preludio alla rivoluzione francese (1789), già nel 1784. Rese definitivo il distacco tra la nobiltà e il popolo francese, inclusa la borghesia, evidenziando l’assurdità dei privilegi nell’ancien regime. Stando alle leggende rivoluzionarie Danton avrebbe sentenziato: « Figaro a tué la noblesse! » (Figaro ha ucciso la nobiltà), e Napoleone avrebbe detto: « C’est déjà la Révolution en action! » (è già la rivoluzione in azione).
Wolfgang Amadeus Mozart fu molto coraggioso a proporlo nel 1786, a Vienna, all’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena in versione operistica, più precisamente quale “opera buffa”.
L’imperatore, per quanto considerato un “illuminato” per quei tempi, aveva opportunamente vietato la rappresentazione delle Nozze di Figaro. Ma Mozart, che si avvalse per la prima volta di Lorenzo Da Ponte (nato Emanuele Conegliano) per il libretto, riuscì a convincere l’imperatore eliminando le parti politicamente più “sconvenienti”.
Nondimeno, la scena finale con il balletto fu reinserita grazie proprio a Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, il quale, nonostante avesse proibito balli in scena, approvò dopo aver visto una prova con il ballo effettuato senza musica. Nel XX secolo, il grande film “Amadeus” ha ripercorso quell’episodio in maniera indimenticabile.
Coincidenze bizzarre di date e luoghi, in questa vicenda. La prima rappresentazione delle “Nozze di Figaro” di Mozart a Vienna avvenne per il 1 maggio (1786), poi diventato il giorno della festa dei lavoratori. Da Ponte era nato a Vittorio Veneto, il luogo dove nell’ottobre del 1918 l’esercito Austro-Ungarico si dissolse inseguito dalle armate italiane, decretando la fine dell’Impero asburgico.
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