Se amore fa rima con dolore. La lezione di Bocci

C’è stato un matrimonio reale. Non nel senso che di solito sono inventati, ma proprio di real casa regnante e ammennicoli vari.

Scorrendo i social ne ho notato l’affezione, la dedizione e il parlarne. Grazie a chi ne ha scritto ho tastato il polso alla festa e ho capito che il mondo figo si alternava tra un paio di invitati uomini e donne che rubavano l’occhio e parecchi rodimenti. Non l’ho guardato in TV. Lo ammetto. Ma non per quella sorta di puzza sotto il naso di chi fa lo snob mentre gli altri guardano, proprio perché se una cosa non mi piace, rispetto chi la guarda ma io anche no, grazie.

Generalmente non guardo nemmeno “ballando con le stelle”, ieri per penuria di alternative l’ho guardato. E ho conosciuto nel dettaglio la storia di Cesare Bocci e della moglie Daniela Spada. Lei per un ictus ha dovuto rimodulare la sua vita, lui dopo alcune difficoltà ammesse e superate, ha riscoperto l’amore per lei. Nella puntata finale hanno ballato insieme. A sorpresa.

Lo so, molti parleranno di TV spazzatura o a lacrima facile. Ma in questa epoca poco edificante per gli uomini, l’esempio di Bocci credo sia un bel messaggio in una bottiglia brillante e lucente. Uomini che restano. In salute e malattia, per dirla sempre come in un matrimonio.

Non so, ma tra la figaggine espressa al matrimonio è quella di un uomo segnato dagli anni e dalla vita, che abbraccia appassionato la moglie, preferisco mille volte assomigliare al secondo. E ai modelli simili a lui. Pau dei Negrita, che combatté accanto alla moglie un brutto male e per cui scrisse “brucerò per te”, o Marco Giallini, che ha perso e si è tatuato l’amore della sua vita sul dito. La moglie andata via improvvisamente.

Perché in certi eventi mondani, amore fa rima con cuore. Ma io a volte lo preferisco quando fa rima faticosa con dolore o guarda un po’, tumore. E ammiro quegli uomini che restano anche con dilemmi belli grossi. Non me ne vogliate.