Il giudice Conte: “Lasciamo da parte il caso Montante e spieghiamo ai giovani il mondo degli onesti”

A volte è opportuno riprendere fiato e non farsi travolgere dall’onda emotiva di una cronaca incalzante. Lo scandalo Montante, reso ancora più grave perché sembra sorprendere più per le sue articolazioni che per il fatto in sè, ci obbliga ad una riflessione che poco ha a che fare con la vicenda giudiziaria. E che con coraggio ed efficacia ha compiuto il giudice Mario Conte, Consigliere della Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Palermo. Un ragionamento che tiene a distanza gli aspetti processuali anteponendo ad essi l’etica dei comportamenti. Nel ricordo di un suo antico maestro di cui fra pochi giorni onoreremo la memoria. (a.s.)


Cerco di riordinare un attimo le idee e provo a dire la mia sulla vicenda Montante, ben consapevole della delicatezza del tema e soltanto perché so che del procedimento si occupa una diversa autorità giudiziaria.

E lo faccio solo perché in questi giorni si è assistito alla consueta fiera di quelli che, festanti ed orgogliosi di aver trovato l’ennesimo paladino falso dell’antimafia, cercano di propagandare la drammatica idea che siccome pure quelli che fanno l’antimafia fanno schifo, in fondo è meglio soltanto criticare tutto e tutti e fare di tutta l’erba un fascio, continuando a fare i leoni della tastiera e lasciando andare sempre più a catafascio la nostra società, tanto i problemi se li sbrigheranno i giovani.

Ed è esattamente quello che io combatto, da sempre e con convinzione.

Purtroppo non si può avere la sfera di cristallo e vedere nella mente di chi porta avanti determinante idee ed azioni quale è il suo reale fine.

Perché disgraziatamente la mente umana è fin troppo contorta e furba e molti, direi anche troppi, usano determinate funzioni per apparire e fare il contrario di ciò che predicano.

E gli errori di dare fiducia, inconsapevolmente, a gente che non lo merita li commettiamo tutti e tutti i giorni.

Non conosciamo mai bene neanche le persone che rappresentano i nostri affetti più cari, figuriamoci chi abbiamo appena incontrato qualche volta.

Ed è proprio per questo che dobbiamo spiegare ai giovani.

Che nella vita non è la funzione a fare le persone ma esattamente il contrario.

Ciò posto, credo che nella vita sia ancora peggio utilizzare i limiti degli altri come alibi per continuare a non fare nulla, ben consapevoli che gli unici che pagheranno questo infinito degrado e questa drammatica situazione saranno i nostri figli.

Quindi, quando si verificano eventi tragici come questi, bisogna soltanto rimboccarsi le maniche e moltiplicare il nostro impegno quotidiano per cercare di spiegare ai giovani che le mele marce esistono dappertutto, ma che questo non deve far pensare che tutta la società è bacata, perché ci sono tante persone giovani ed oneste che aspettano soltanto di trovare delle guide per portare avanti le loro idee sane.

In una parola sola, dare fiducia.

Perchè è fin troppo facile seminare discredito e qualunquismo, restando beatamente seduti in poltrona ed ancora più inutile e vacuo – come diceva una persona di cui tra poco ricorderemo, tra le consuete polemiche inutili, la scomparsa – lamentarsi, piuttosto che rimboccarsi le maniche ed agire.

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