Scandalo Montante: che altro aspettarsi?

E ora sotto a chi tocca. Perché nulla ci toglie dalla testa che l’arresto di Antonello Montante e lo scoperchiamento della sua rete di sodali è solo la prima puntata di un serial che corre il rischio di accompagnarci per diverso tempo.

Lo scandalo che coinvolge l’ex presidente di Confindustria Sicilia ha sorpreso praticamente nessuno. Da anni nei corridoi dei Palazzi e nelle anticamere delle stanze del potere si dava per scontato il provvedimento che è arrivato ieri a conclusione di un lungo percorso di indagini.

Gli amici e i sostenitori di Montante hanno sempre parlato di pettegolezzo, odioso e bilioso; i suoi detrattori facevano riferimento ad un certo clima di impunità che lo circondava. Un’autentica profezia, stando ai fatti. Oppure la consapevolezza di ciò che avveniva sotto traccia, magari con sospetti e senza prove.

Non è la prima volta (e non sarà neanche l’ultima) che il chiacchiericcio precede la carta bollata di una Procura, ma è evidente che nessuno poteva intuire la portata dell’inghippo e la sua ramificazione. Proprio per questo la domanda che riteniamo più che opportuna è la seguente: fa più scalpore che la mente di tutto sia l’ex numero 1 di Sicindustria, oppure che pezzi dei settori investigativi abbiano oltrepassato il confine della legalità in maniera spudorata e per fini personali?

E ancora: vogliamo parlare dell’assordante silenzio degli industriali siciliani? Nessuno si scandalizza e nessuno si stupisce, tutti rispettosamente silenzio che sarebbe imbarazzante persino se odorasse di solidarietà. Come se le ultime 3 parole pronunciate da Montante davanti agli agenti – l’ormai celebre “Se parlo io…” (riportato da La Repubblica, ndr) – fossero un avvertimento valido per una molteplicità di destinatari.

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