Sicindustria e il caso Montante, l’imbarazzo del presidente Catanzaro: “Presto per esprimere valutazioni”

“È ancora presto per esprimere valutazioni. Confidiamo nell’operato della magistratura”. Il nulla impastato con il niente, questa la sintesi del già sintetico comunicato proveniente dalla stanza di Giuseppe Catanzaro, il presidente di Sicindustria. Eppure non è difficile capire quanto debba essergli pesato dettare anche queste 11 parole che sottolineano, pur nella banalità del costrutto, la consapevolezza che il pericolo che è proprio dietro alla sua porta.
Perché la vicenda di Antonello Montante, del cui arresto si parlava a Palermo da oltre un paio d’anni ma che sembrava sempre meno attuale con il passare dei mesi, sbatte nuovamente in prima pagina Confindustria Sicilia, ricordandone il ruolo avuto in questi ultimi travagliati anni nella politica regionale e la difficoltà dei suoi uomini d’oro ad attuare quella svolta annunciata con enfasi da Ivano Lo Bello nel 2007.
L’adesione di Confindustria ad Addiopizzo sembrava il gesto simbolico ideale per annunciare il nuovo corso, le scuse pubbliche a Libero Grassi il mea culpa che avrebbe dovuto mondare da ogni eventuale e precedente peccato. Di quella generazione che 11 anni fa annunciò la rifondazione di Confindustria in Sicilia, Antonello Montante era l’alfiere che ben presto divenne re. E assieme a lui, quasi un fratello gemello per la storia imprenditoriale, c’era proprio Giuseppe Catanzaro, un altro che s’è fatto da solo. Catanzaro era il vicario di Montante, dopo i primi guai di quest’ultimo sembrò la soluzione naturale metterlo sul trono perché la sua nomina non avrebbe modificato gli equilibri associativi regionali e periferici.
E oggi Catanzaro, la cui parola preferita all’indomani dell’insediamento è stata normalità, si trova suo malgrado a dover fronteggiare la meno normale delle notizie, proprio lui che ha sempre scelto un assoluto low profile, convinto assertore del vecchio detto di matrice sicula che la meglio parola è quella non detta. Oggi è andata così, 11 parole di circostanza, ma sa bene che l’attenzione mediatica si sposterà quanto prima dal caso personale di Montante alla questione confindustriale. E stavolta senza che Leoluca Orlando ne sia ispiratore.

Kaos, fratelli Taviani

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