Faraone (Pd), stallo governo mette a rischio cantiere navale di Palermo

Ci sono vertenze, crisi industriali, emorragie di posti di lavoro che non aspettano le crisi di governo, i tempi della politica, i balletti dei palazzi. Da due mesi, mentre Salvini e Di Maio si autoproclamano vincitori, ma non riescono a presentare uno straccio di alleanza per governare il Paese, le tante crisi in atto stanno incancrenendosi, e il futuro dei lavoratori sta diventando sempre di più un miraggio. Sono molto preoccupato di quello che può comportare, sulle vertenze e le scadenze in atto che il governo sta seguendo, questa lunghissima transizione post elettorale e l’ipotesi di tornare al voto, con i medesimi risultati e quindi con un’altra lunghissima transizione elettorale. Ci sono 180.000 posti di lavoro a rischio da qui a dicembre, scadenza di Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) per molti lavoratori e di queste cose non parla nessuno. Spero che i lavoratori del Sud capiscano in quale cul de sac si siano andati a cacciare votando in massa Cinquestelle. È il caso del cantiere navale di Palermo. Da questa vertenza voglio partire per spiegare che le chiacchiere stanno a zero”. Così il senatore del Pd, Davide Faraone su Facebook.

“Da tanti anni – aggiunge – seguiamo le sorti del cantiere navale. Ero ancora consigliere comunale, quando questa struttura galleggiava in bilico perenne tra la sopravvivenza, con conseguente rischio di chiusura,  e il rilancio. Nell’ultima legislatura siamo riusciti a tenere in piedi l’azienda e a costringere Fincantieri a non abbandonare gli stabilimenti del Sud, ma ora serve un vero rilancio. Qualche anno fa, i dipendenti diretti erano circa 600, i lavoratori dell’indotto tra 3500 e picchi di 4000. Oggi i diretti sono 421 (300 operai e 121 impiegati), indotto (più che altro si occupano di servizi), tra i 600 e i 700. E non si contano le ore di Cassa Integrazione che gli operai hanno dovuto sopportare nel corso degli ultimi anni”.

Un calo lento ma inesorabile dell’occupazione – continua Faraone – proporzionale al calo degli investimenti da parte di Fincantieri, azienda pubblica italiana operante nel settore della cantieristica navale. Ha otto stabilimenti in Italia, ma di questi i due del Sud, Castellammare di Stabia e Palermo, sono messi peggio e con meno investimenti, nonostante le straordinarie maestranze presenti. A Palermo il balletto sui mancati investimenti va avanti già da troppi anni. Fincantieri dice che, senza investimenti pubblici sulle infrastrutture, non porta giù il lavoro per la costruzione delle nuove navi. L’Autorità Portuale dice che le concessioni a Fincantieri sono state tutte confermate, tutto però è giustamente condizionato alla presentazione da parte dell’azienda di un serio piano industriale che riguardi Palermo. Ad oggi, però, questa richiesta rimane inevasa”.

Fincantieri – conclude – deve uscire dall’ambiguità. Non vorremmo aspettasse segnali di debolezza per assenza di governo o peggio, indicazioni da governi a trazione leghista per diminuire il proprio impegno nelle regioni del meridione a favore di realtà produttive di altre zone d’Italia o, peggio, di altre zone europee o extraeuropee per aumentare la propria penetrazione commerciale in altre zone del mondo. In questi anni siamo stati con il fiato sul collo a questa grande azienda, che vede accrescere sempre più il suo fatturato e abbiamo impedito che smantellasse i suoi siti produttivi al Sud. Palermo, ovvero Panormus, città “tutto Porto”, deve avere una cantieristica navale che si rispetti. Noi saremo al fianco dei lavoratori e faremo di tutto per rilanciare il cantiere navale e impedire ogni possibile ridimensionamento”.


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