Movimento Cinque Stelle, natura, alleanze, intoppi. Quale ruolo per il Pd

La mossa del cavallo di Di Maio sembra sparigliare le carte ma, stando alle ultime dichiarazioni di Mattarella, non gli riesce. I Cinque Stelle avevano tenuto duro sulla leadership Di Maio finora ma con la Lega hanno ceduto. Mentre nel confronto col Pd, lo aveva ribadito con forza Toninelli, poneva un diktat preventivo difficile da digerire per qualsiasi interlocutore. Invece, con la Lega, cade questa pregiudiziale.

Diciamo la verità, al di là della reale possibilità di un governo M5S-Lega, la trattativa col Pd era una farsa per i Cinque Stelle: utile soltanto, come si è dimostrato, ad incidere con più forza e con un potere al limite del ricatto politico, nell’unica trattativa che contava e continua a contare per i Cinque Stelle, quella con la Lega. Lo si è visto dai toni sprezzanti, ammantati soltanto dall’obbligo istituzionale che Mattarella aveva imposto con l’incarico esplorativo a Fico.
Il M5S, tra una mossa del pedone e una del cavallo, è assai attento al suo elettorato che per quasi il 60% è favorevole al governo con la Lega mentre per il 16% sarebbe stato favorevole a quello col Pd.
È questo il dato della politica odierna: un’assonanza profonda nella natura tra gli elettorati M5S e Lega. Come dimostra la osservazione sugli elettori leghisti i quali (sondaggio nella figura), per quasi per il 50%, propenderebbero per un governo coi M5S e solo un terzo per quello Lega-Centrodestra.
Un quadro da cui emerge che, per entrambi, il principale nemico in questi anni è stato fondamentalmente il Pd, individuato per la sua persistenza al governo come il principale esponente della “casta”. Mentre Forza Italia ne è stata quasi al riparo, grazie all’alleanza con la Lega e, a ben vedere, la periodica non belligeranza dei Cinque Stelle.
[ Leggi tutto ]